Pubblicato il: 08-11-26
Alessandro Matri, il lato oscuro del successo: "Pensavo di avere la Sla"

Alessandro Matri, il lato oscuro del successo: "Pensavo di avere la Sla". Il racconto della depressione dopo il Milan

Ci sono partite che non finiscono al triplice fischio e sconfitte che continuano a pesare anche quando la carriera va avanti. Per un calciatore abituato a misurarsi con la pressione degli stadi, con le aspettative dei tifosi e con il giudizio quotidiano, ammettere di non riuscire più a gestire le proprie emozioni può diventare una sfida persino più complicata di quella affrontata sul terreno di gioco. Alessandro Matri ha deciso di raccontare proprio questo lato della sua storia, mettendo da parte per qualche minuto il personaggio pubblico e mostrando una fragilità che per anni ha tenuto dentro.

Ospite di Ballando con le Stelle, l'ex attaccante di Juventus e Milan ha ripercorso uno dei periodi più difficili della propria vita. Una confessione intensa, arrivata prima della sua esibizione, nella quale ha parlato della depressione, dell'ipocondria e della paura di essere affetto da malattie gravissime. "Pensavo di avere la Sla, pensavo di avere la sclerosi multipla", ha raccontato. Parole che restituiscono la dimensione di un disagio profondo, maturato lontano dai riflettori e diventato difficile da affrontare anche nella quotidianità.

Il Milan e il peso di un fallimento vissuto come un lutto

Per comprendere il momento di crisi raccontato da Matri bisogna tornare alla stagione 2013/14. Dopo l'esperienza alla Juventus, l'attaccante era tornato al Milan, il club nel quale aveva iniziato il proprio percorso calcistico. Quello che avrebbe potuto rappresentare un nuovo inizio si trasformò invece in una fase complicata, segnata dalle aspettative e dalla sensazione di non riuscire a dimostrare il proprio valore.

Matri ha descritto quel passaggio con parole particolarmente forti: "Ho vissuto il fallimento in rossonero come un lutto, mi sentivo un peso. È iniziato il mio calvario calcistico, ho perso autostima e fiducia". Non si trattò soltanto di una difficoltà professionale. Il giudizio negativo sulla propria esperienza sportiva finì per condizionare anche la sfera personale, alimentando insicurezza e paura.

L'ex attaccante ha raccontato di essersi chiuso in casa, di aver iniziato a vivere male le proprie giornate e di aver perso progressivamente quella sicurezza che spesso accompagna l'immagine pubblica di un calciatore professionista. Il timore di avere qualcosa di grave si trasformò in una presenza costante, fino a condizionare il suo rapporto con la salute.

La paura di essere malato e la difficoltà di chiedere aiuto

Il passaggio più delicato della confessione riguarda proprio l'ipocondria e la convinzione di poter essere affetto da patologie come la Sla o la sclerosi multipla. Matri ha spiegato di essere entrato in un percorso di depressione legato a queste paure, fino a comprendere la necessità di affrontare il problema con un aiuto professionale.

C'è poi un aspetto che va oltre la sua vicenda personale: la difficoltà, per un atleta, di mostrare le proprie fragilità. "Un calciatore pensa di essere un supereroe, ha paura a parlare di queste cose con l'allenatore, i compagni o il presidente", ha spiegato. È un meccanismo che può portare a nascondere il disagio, nella convinzione che ammettere una difficoltà psicologica significhi perdere credibilità o forza agli occhi degli altri.

Nel suo caso, il primo passo è stato confidarsi con Federica Nargi e con i genitori. "Ho avuto la prontezza e il coraggio di dire a Federica e ai miei genitori che avevo paura di avere qualcosa". Sentirsi ascoltato e protetto gli ha permesso di intraprendere un percorso di analisi e di cominciare a stare meglio.

Matri oggi: le paure non sono sparite, ma ha imparato a conviverci

Il racconto non si chiude con una soluzione improvvisa o con la pretesa di aver cancellato ogni difficoltà. Matri ha spiegato di convivere ancora con alcune paure e di sottoporsi a controlli periodici, circa ogni sei mesi. La differenza, però, è nel modo in cui oggi affronta queste sensazioni e nella consapevolezza maturata durante il percorso.

Anche la nascita delle figlie ha avuto un ruolo importante nel suo equilibrio personale, aiutandolo a spostare l'attenzione e a ritrovare nuove prospettive. Dopo la confessione, parlando con la giuria, l'ex calciatore ha inoltre chiarito che non c'era stata ostilità da parte di allenatori o dirigenti: era lui stesso a provare vergogna nel raccontare quello che stava vivendo.

Ed è forse questo il passaggio più significativo della sua testimonianza. Nel calcio, come nello sport in generale, si celebra spesso la capacità di resistere, stringere i denti e superare ogni ostacolo. Ma la forza non coincide necessariamente con il silenzio. Matri ha raccontato una caduta personale che non cancella il percorso professionale, ma aggiunge una dimensione umana alla sua storia. Perché riconoscere di avere bisogno di aiuto, qualche volta, è la partita più importante da vincere.