Pubblicato il: 05-11-26
Napoli, è crisi vera: Allegri cerca risposte tra infortuni, fragilità e risultati che non arrivano

Napoli, è crisi vera: Allegri cerca risposte tra infortuni, fragilità e risultati che non arrivano

Ci sono sconfitte che fanno male per il risultato e altre che lasciano qualcosa di molto più pesante. Il Napoli sta vivendo una fase nella quale ogni partita sembra aggiungere un nuovo problema a quelli già esistenti. Il ko contro la Juventus aveva aperto una settimana complicata, ma la trasferta di Oporto ha trasformato il momento negativo in una vera e propria crisi.

Il 4-1 incassato dal Porto nella quarta giornata della Champions League è l'ennesimo campanello d'allarme per la squadra di Massimiliano Allegri. Gli azzurri hanno retto per circa un'ora, trovando anche il pareggio con Scott McTominay prima dell'intervallo. Poi, però, sono spariti dal campo, lasciando spazio alla superiorità della formazione di Francesco Farioli.

Il problema è che il risultato del Dragão non rappresenta un episodio isolato. Arriva dopo la sconfitta per 2-0 contro la Juventus e si inserisce in un percorso nel quale il Napoli fatica a trovare continuità, perde uomini importanti a causa degli infortuni e non riesce a esprimere il calcio che ci si aspetterebbe da una squadra costruita per competere ai vertici.

La domanda, a questo punto, non riguarda soltanto quando arriverà la prossima vittoria. Riguarda soprattutto la capacità di Allegri e della società di individuare le cause di una crisi che sembra coinvolgere ogni reparto.

Napoli, dal ko contro la Juventus alla disfatta con il Porto

La settimana che ha fatto precipitare la situazione è iniziata a Torino. La sconfitta per 2-0 contro la Juventus ha evidenziato le difficoltà offensive di una squadra che ha prodotto pochissimo, senza riuscire a mettere realmente in difficoltà la formazione bianconera.

Il Napoli ha avuto poche occasioni e ha mostrato una preoccupante difficoltà nel costruire gioco. Gli azzurri sono apparsi prevedibili, con distanze spesso eccessive tra i reparti e una manovra che non è riuscita a valorizzare le qualità dei singoli.

La trasferta in Portogallo avrebbe dovuto rappresentare un'occasione per reagire. Invece, il 4-1 contro il Porto ha peggiorato ulteriormente il quadro.

Al Dragão il Napoli è andato sotto all'11' con il colpo di testa di Jan Bednarek, sugli sviluppi di un calcio d'angolo. La reazione è arrivata al 43', quando McTominay ha trovato il pareggio con una conclusione in area.

La partita è rimasta in equilibrio fino al 71', momento in cui Gabri Veiga ha riportato avanti i portoghesi. Da lì è arrivato il crollo: al minuto 80 Jakub Kiwior ha firmato il 3-1, ancora una volta di testa su calcio d'angolo, mentre al 90' Samu Aghehowa ha trasformato il rigore del definitivo 4-1. Nell'occasione Rafa Marin è stato espulso.

Tre sconfitte nelle prime quattro partite della League Phase: il bilancio europeo del Napoli è diventato estremamente preoccupante. Gli azzurri sono rimasti a tre punti e al ventisettesimo posto della classifica, fuori dalla zona utile per accedere ai play-off.

La crisi del Napoli non è soltanto una questione di infortuni

L'emergenza fisica è una componente importante della stagione azzurra. Negli ultimi giorni Allegri si è trovato a dover rinunciare a numerosi elementi, con una situazione particolarmente complicata nel reparto difensivo.

Tra i calciatori indisponibili figurano Alessandro Buongiorno, Benoît Badiashile, Favasuli, Leonardo Spinazzola, Stanislav Lobotka, Alisson Santos e David Neres. A questi si sono aggiunti i problemi accusati da Giovanni Di Lorenzo e Mathías Olivera nella partita contro la Juventus, oltre alla distorsione alla caviglia di Kevin De Bruyne.

Anche il portiere Vanja Milinković-Savić ha accusato un affaticamento muscolare, mentre Rasmus Højlund aveva saltato la trasferta di Torino a causa dell'influenza.

Una lista che spiega le difficoltà nelle scelte, ma che non può diventare una giustificazione per tutto. Il direttore sportivo Giovanni Manna aveva già sottolineato prima della partita contro il Porto che gli infortuni non devono rappresentare un alibi.

Il punto è proprio questo: una squadra che punta a competere in Serie A e in Champions League deve essere in grado di affrontare anche le difficoltà legate alle assenze. Quando vengono meno diversi titolari, le alternative devono garantire un livello di competitività sufficiente.

Il Napoli, invece, sembra aver perso una parte importante della propria identità ogni volta che è costretto a modificare l'assetto iniziale. Le difficoltà non riguardano soltanto i sostituti, ma anche la capacità collettiva di adattarsi alle situazioni.

Allegri e il problema tattico: una squadra che fatica a restare in partita

Il dato più preoccupante emerso dalla trasferta contro il Porto riguarda il modo in cui il Napoli ha perso la partita. Gli azzurri non sono stati travolti fin dal primo minuto, ma hanno progressivamente perso il controllo della gara.

Allegri ha sottolineato nel dopopartita che la squadra aveva disputato una buona prestazione per circa settanta minuti. Una lettura che trova parzialmente riscontro nell'equilibrio mantenuto fino al gol di Gabri Veiga, ma che non cancella le fragilità emerse nella ripresa.

Il Napoli ha concesso troppo sulle palle inattive. Le reti di Bednarek e Kiwior sono arrivate entrambe sugli sviluppi di un calcio d'angolo, evidenziando un problema di attenzione e organizzazione difensiva.

Non è soltanto una questione di centimetri o di duelli individuali. Quando una squadra subisce due gol praticamente identici nella stessa partita, diventa inevitabile interrogarsi sulla preparazione delle situazioni difensive e sulle responsabilità collettive.

Anche la gestione degli spazi ha lasciato parecchie perplessità. Dopo il 2-1, il Napoli ha perso compattezza e ha concesso al Porto la possibilità di attaccare con maggiore libertà. La squadra di Farioli ha trovato campo, velocità e soluzioni offensive, mentre gli azzurri hanno faticato a reagire.

Il problema di Allegri, quindi, non è soltanto trovare undici giocatori da mandare in campo. È ricostruire un'organizzazione che permetta al Napoli di restare competitivo anche quando la partita prende una direzione sfavorevole.

Napoli, classifica di Serie A e Champions League: quanto pesa il momento negativo

La crisi si riflette inevitabilmente anche sulle classifiche. In campionato il Napoli ha raccolto 14 punti nelle prime dieci giornate, frutto di quattro vittorie, due pareggi e quattro sconfitte.

Gli azzurri occupano l'ottavo posto, a nove lunghezze dalla zona Champions e a quattordici dalla vetta occupata dalla Lazio. Un rendimento decisamente inferiore alle aspettative di inizio stagione, soprattutto considerando le ambizioni con cui la squadra era stata costruita.

Il dato più significativo riguarda il confronto con le stagioni precedenti: secondo ANSA, i 14 punti raccolti dopo dieci giornate rappresentano il peggior avvio del Napoli negli ultimi otto anni.

CompetizioneSituazione
Serie A8° posto
Punti in campionato14
Partite disputate10
Vittorie4
Pareggi2
Sconfitte4
Gol fatti17
Gol subiti13
Champions League27° posto
Punti in Champions3
Sconfitte europee3 su 4

Anche in Europa il bilancio è tutt'altro che rassicurante. Dopo quattro giornate, il Napoli ha conquistato una sola vittoria e ha perso tre volte. La classifica della fase campionato lo colloca momentaneamente fuori dalle prime ventiquattro posizioni, quelle che garantiscono l'accesso alla fase a eliminazione diretta.

La situazione non è ancora compromessa in maniera definitiva, ma il margine di errore si è ridotto sensibilmente. Per continuare a coltivare ambizioni europee servirà una reazione immediata.

De Laurentiis, Manna e Allegri: la responsabilità della crisi è condivisa?

Quando una squadra costruita per competere ai massimi livelli attraversa un momento così complicato, diventa inevitabile allargare il discorso oltre il campo.

Le responsabilità non possono essere attribuite esclusivamente all'allenatore o ai calciatori. La gestione di una stagione passa anche dalle scelte societarie, dalla costruzione della rosa e dalla capacità di programmare le alternative.

La situazione degli infortuni ha attirato l'attenzione di Aurelio De Laurentiis, che avrebbe chiesto chiarimenti al responsabile dello staff medico, al direttore sportivo Manna e allo stesso Allegri. Il presidente vuole comprendere le ragioni di una sequenza di problemi fisici che sta condizionando pesantemente il rendimento della squadra.

È un passaggio significativo, perché dimostra come la questione non venga considerata soltanto un problema tecnico. La gestione dell'infermeria, la preparazione atletica e la composizione della rosa sono aspetti che inevitabilmente finiscono sotto osservazione.

Anche il mercato estivo torna al centro delle discussioni. Una rosa che perde contemporaneamente diversi titolari deve poter contare su alternative affidabili. Se il livello si abbassa troppo quando arrivano le assenze, significa che qualcosa nella costruzione dell'organico merita una riflessione.

Allegri, dal canto suo, deve trovare soluzioni senza poter contare su tutti gli uomini a disposizione. Ma anche il tecnico dovrà interrogarsi sulle difficoltà tattiche emerse nelle ultime partite e sulla capacità della squadra di reagire nei momenti complicati.

La crisi del Napoli non ha quindi un solo responsabile. È il risultato di una serie di problemi che si sono sommati e che adesso richiedono risposte concrete.

Napoli-Lazio, una partita che può cambiare il futuro di Allegri

Il calendario non concede molto tempo per riflettere. Domenica 8 novembre il Napoli ospiterà la Lazio al Maradona, in una partita che assume un significato particolare per entrambe le squadre.

I biancocelesti arrivano all'appuntamento da capolista della Serie A e rappresentano un ostacolo particolarmente impegnativo per una formazione che ha bisogno di ritrovare certezze.

Per il Napoli sarà soprattutto una prova di carattere. Dopo la sconfitta contro la Juventus e il pesante ko europeo, la squadra non può permettersi un'altra prestazione deludente davanti al proprio pubblico.

Allegri dovrà fare i conti con le assenze e con la squalifica di Luca Marianucci, espulso nella partita contro la Juventus. La speranza è recuperare qualche elemento, ma la situazione fisica di diversi calciatori resta da valutare.

Il tecnico ha escluso, almeno nell'immediato, l'ipotesi di un ritiro punitivo. La sua intenzione è preparare la partita lavorando sul campo e cercando di recuperare le energie mentali necessarie per affrontare la Lazio.

La sfida del Maradona sarà importante anche per comprendere quale sia il reale stato d'animo dello spogliatoio. Le difficoltà possono essere superate soltanto se il gruppo continua a seguire le indicazioni dell'allenatore e ritrova una direzione comune.

Come può uscire dalla crisi il Napoli?

Non esistono formule magiche per risolvere una situazione di questo tipo. Il Napoli deve innanzitutto ritrovare solidità difensiva, perché una squadra che concede con questa facilità agli avversari finisce inevitabilmente per complicarsi ogni partita.

Le palle inattive rappresentano un problema evidente e devono diventare una priorità nel lavoro quotidiano. Subire due gol praticamente identici contro il Porto è un segnale che non può essere ignorato.

C'è poi la questione della gestione delle energie. Con una rosa condizionata dagli infortuni e un calendario fitto di impegni, Allegri deve trovare un equilibrio tra necessità di risultato e possibilità di recuperare gli uomini migliori.

Infine, bisogna ritrovare fiducia. Il Napoli ha ancora calciatori di qualità e un organico che, almeno sulla carta, può competere per obiettivi importanti. Ma il valore individuale non basta quando viene meno l'organizzazione collettiva.

La partita contro la Lazio potrebbe rappresentare il primo passaggio verso una possibile inversione di tendenza. Non basterà necessariamente una vittoria per cancellare tutti i problemi, ma una prestazione convincente potrebbe restituire un po' di serenità a un ambiente che oggi appare profondamente preoccupato.

La stagione è ancora lunga, ma il tempo degli alibi sta finendo. Perché una squadra con le ambizioni del Napoli non può permettersi di trasformare un momento difficile in una crisi strutturale.