Nazionale italiana: i giocatori con più presenze e i migliori marcatori di sempre
Nazionale italiana: i giocatori con più presenze e i migliori marcatori di sempre
Pubblicato il: 22-10-26  -  Calcio

NAZIONALE ITALIANA: I GIOCATORI CON PIÙ PRESENZE E I MIGLIORI MARCATORI DI SEMPRE Il record di presenze della nazionale italiana appartiene a Gianluigi Buffon, con 176 partite; quello dei gol a Gigi Riva, autore di 35 reti in 42 incontri. Due traguardi ancora lontani per gli azzurri di oggi: Donnarumma si avvicina alle cento presenze, mentre nessun attaccante delle ultime generazioni ha toccato quota trenta gol. Alle spalle dei primatisti ci sono molti dei 10 giocatori italiani più forti della storia [https://chirurgodelbet.com/news/i-10-giocatori-italiani-piu-forti-della-storia-del-calcio/], ma anche qualche sorpresa. Daniele De Rossi, per esempio, ha segnato più di Paolo Rossi. E Francesco Totti non compare nelle prime venti posizioni di nessuna delle due classifiche. CLASSIFICA PRESENZE NAZIONALE ITALIANA: I PRIMI 20 POSTI La soglia d’ingresso tra i primi venti posti è di 73 presenze: a pari merito figurano cinque giocatori. Il gruppo dei centenari è invece fermo a otto giocatori: due portieri, quattro difensori e due centrocampisti. Alessandro Del Piero è il primo attaccante, all’undicesimo posto con 91 partite. La graduatoria comprende gli incontri della nazionale maggiore maschile, incluse le amichevoli riconosciute: le convocazioni senza ingresso in campo non aumentano il totale. Posizione Giocatore Ruolo Presenze Anni in azzurro 1 Gianluigi Buffon Portiere 176 1997-2018 2 Fabio Cannavaro Difensore 136 1997-2010 3 Paolo Maldini Difensore 126 1988-2002 4 Leonardo Bonucci Difensore 121 2010-2023 5 Giorgio Chiellini Difensore 117 2004-2022 5 Daniele De Rossi Centrocampista 117 2004-2017 7 Andrea Pirlo Centrocampista 116 2002-2015 8 Dino Zoff Portiere 112 1968-1983 9 Gianluca Zambrotta Difensore 98 1999-2010 10 Giacinto Facchetti Difensore 94 1963-1977 11 Alessandro Del Piero Attaccante 91 1995-2008 12 Gianluigi Donnarumma Portiere 87 2016-in attività 13 Franco Baresi Difensore 81 1982-1994 13 Giuseppe Bergomi Difensore 81 1982-1998 13 Marco Tardelli Centrocampista 81 1976-1985 16 Demetrio Albertini Centrocampista 79 1991-2002 17 Alessandro Nesta Difensore 78 1996-2006 17 Gaetano Scirea Difensore 78 1975-1986 19 Giancarlo Antognoni Centrocampista 73 1974-1983 19 Nicolò Barella Centrocampista 73 2018-in attività 19 Andrea Barzagli Difensore 73 2004-2017 19 Antonio Cabrini Difensore 73 1978-1987 19 Gennaro Gattuso Centrocampista 73 2000-2010 La maggioranza dei primatisti ha attraversato i Mondiali da protagonista, ma non tutti hanno ricevuto lo stesso premio. Fabio Cannavaro ha alzato la Coppa del Mondo da capitano nel 2006. Paolo Maldini ha disputato quattro Mondiali consecutivi, dal 1990 al 2002, senza vincerli: nel 1994 si è fermato soltanto ai rigori della finale contro il Brasile. Più indietro si incontrano tre compagni dell’Italia campione del mondo nel 1982: Franco Baresi, Giuseppe Bergomi e Marco Tardelli, tutti a quota 81. Baresi, però, in quel torneo rimase in panchina: il suo debutto azzurro arrivò pochi mesi dopo. Una medaglia d’oro da campione del mondo, dunque, precede persino la sua prima presenza azzurra. IL RECORD DI PRESENZE DELLA NAZIONALE ITALIANA: GIANLUIGI BUFFON Mosca, ottobre 1997. Gianluca Pagliuca si infortuna durante lo spareggio mondiale contro la Russia e al suo posto entra un portiere di diciannove anni. Buffon comincia così, sotto la neve, una carriera azzurra che si chiuderà contro l’Argentina il 23 marzo 2018. In mezzo ci sono oltre vent’anni e 176 presenze, quaranta più di Cannavaro. Il suo record di presenze in nazionale non nasce da una lunga permanenza tra le riserve. Buffon parte titolare in 172 delle 176 partite e ne conclude 155 senza essere sostituito. La maglia numero uno rimane sua attraverso cambi di allenatore, ricambi generazionali e tornei molto diversi tra loro. Il punto più alto è il Mondiale del 2006: sette partite, cinque senza subire gol. Le uniche due reti incassate sono l’autogol di Cristian Zaccardo contro gli Stati Uniti e il rigore di Zinédine Zidane nella finale con la Francia. Nessun avversario lo batte su azione. La finale di Berlino è uno dei passaggi chiave degli episodi della carriera di Gianluigi Buffon [https://chirurgodelbet.com/news/gianluigi-buffon-gli-episodi-della-carriera-del-portiere-piu-forte-della-storia/]. Le 176 presenze raccontano la durata del suo ciclo azzurro; quelle sette partite il trofeo che lo ha consacrato. DONNARUMMA E I GIOCATORI IN ATTIVITÀ CON PIÙ PRESENZE Le presenze di Donnarumma in nazionale sono 87. È dodicesimo nella graduatoria assoluta e primo tra i calciatori ancora in attività. I prossimi riferimenti sono vicini: Del Piero a 91, Facchetti a 94 e Zambrotta a 98. Per arrivare a cento gli mancano tredici partite. Il confronto con Buffon comincia proprio dal debutto. Il 1° settembre 2016, contro la Francia, Donnarumma entra al suo posto all’inizio della ripresa. Ha 17 anni e 189 giorni: nessun portiere aveva mai esordito così giovane con l’Italia. Dieci anni dopo, quella precocità si traduce in una posizione già importante nella classifica storica. La sua partita più riconoscibile resta però la finale europea di Wembley. L’11 luglio 2021 para i rigori di Jadon Sancho e Bukayo Saka, consegna il titolo all’Italia e viene premiato come miglior giocatore di Euro 2020. Tra i giocatori di movimento spicca Nicolò Barella, con 73 presenze. Il centrocampista ha raggiunto Antognoni, Barzagli, Cabrini e Gattuso. Cinque partite lo separano da Nesta e Scirea: prima dei grandi record, la sua risalita passa da nomi che hanno segnato la storia azzurra. CLASSIFICA MARCATORI NAZIONALE ITALIANA: I PRIMI 20 POSTI Riva, Meazza e Piola sono gli unici azzurri ad aver segnato almeno trenta gol. La classifica marcatori della nazionale italiana conserva quindi un podio interamente occupato da attaccanti del passato. Roberto Baggio e Alessandro Del Piero, entrambi a 27, sono quelli che si sono avvicinati di più nelle generazioni successive. Posizione Giocatore Gol Presenze Media gol 1 Gigi Riva 35 42 0,83 2 Giuseppe Meazza 33 53 0,62 3 Silvio Piola 30 34 0,88 4 Roberto Baggio 27 56 0,48 4 Alessandro Del Piero 27 91 0,30 6 Alessandro Altobelli 25 61 0,41 6 Adolfo Baloncieri 25 47 0,53 6 Filippo Inzaghi 25 57 0,44 9 Francesco Graziani 23 64 0,36 9 Christian Vieri 23 49 0,47 11 Sandro Mazzola 22 70 0,31 12 Daniele De Rossi 21 117 0,18 13 Paolo Rossi 20 48 0,42 14 Roberto Bettega 19 42 0,45 14 Alberto Gilardino 19 57 0,33 16 Ciro Immobile 17 57 0,30 17 Luca Toni 16 47 0,34 17 Gianluca Vialli 16 59 0,27 19 Gino Colaussi 15 26 0,58 19 Julio Libonatti 15 17 0,88 19 Angelo Schiavio 15 21 0,71 Baggio e Del Piero condividono il quarto posto, ma il primo ha segnato i suoi 27 gol in 56 partite, il secondo in 91. Anche Piola merita uno sguardo alla colonna della media: 30 reti in 34 incontri, quasi una a partita. Per rendimento realizzativo supera persino Riva, pur restando dietro nel totale. Tra tanti attaccanti, De Rossi occupa il dodicesimo posto con 21 gol. Paolo Rossi ne ha segnati venti, ma sei arrivarono nel solo Mondiale del 1982: tre al Brasile, due alla Polonia e uno alla Germania Ovest in finale. La classifica premia il totale; quel torneo spiega perché Rossi occupi un posto così importante nella memoria dei tifosi. IL MIGLIOR MARCATORE DELLA NAZIONALE ITALIANA: GIGI RIVA Il miglior marcatore della nazionale italiana è ancora Gigi Riva. Trentacinque gol in quarantadue partite, tra il 1965 e il 1974: per batterlo non bastano una stagione felice o un grande torneo. Serve una continuità sotto porta che nessun azzurro, dopo di lui, ha mantenuto fino a quella soglia. Il sinistro di Riva non era soltanto potente. Poteva arrivare dopo uno scatto, un controllo rapido o un pallone attaccato prima del difensore. È così che Rombo di Tuono diventò un riferimento dell’Italia, oltre che l’uomo dello scudetto del Cagliari. Due gol aiutano a capire quanto pesassero le sue reti. Nella ripetizione della finale degli Europei del 1968 sblocca la partita contro la Jugoslavia: gli azzurri vincono 2-0 e conquistano il loro primo titolo continentale. Due anni dopo firma il provvisorio 3-2 sulla Germania Ovest nella semifinale mondiale del 1970, quella che l’Italia vincerà 4-3 dopo i supplementari. Da allora sono arrivati centravanti come Vieri, Inzaghi, Toni e Immobile. Nessuno è riuscito a raccogliere quell’eredità numerica. Il capocannoniere della nazionale italiana resta Riva: il primo obiettivo per chi vuole raggiungerlo è entrare nel gruppo dei trenta, dove l’ultimo arrivato è ancora Piola. I MARCATORI IN ATTIVITÀ Tra i marcatori in attività, Moise Kean è a quota 13 reti e Giacomo Raspadori a undici. Per Kean l’ingresso nelle prime venti posizioni è a due gol: a quindici troverebbe Colaussi, Libonatti e Schiavio. Per entrambi, avvicinare quella zona della classifica è un obiettivo molto più prossimo del primato di Riva. Anche il centrocampo contribuisce: Barella conta dieci gol e Davide Frattesi nove. La rete segnata da Frattesi a Bursa, nella vittoria del 28 settembre 2026 contro la Turchia, nasce da un inserimento senza palla: un esempio concreto di come un centrocampista possa arrivare alla conclusione anche senza occupare stabilmente l’area. Tra i più giovani si fa largo Francesco Pio Esposito, con sette gol. Ha segnato in entrambe le sfide dell’ultima finestra contro la Turchia, prima a Bursa e poi a Bologna. Nel 3-1 del 5 ottobre è entrato dalla panchina e ha chiuso la partita nel finale: un’altra rete aggiunta a un percorso azzurro ancora agli inizi. I CAPITANI DELLA NAZIONALE ITALIANA Oggi il capitano della Nazionale italiana è Gianluigi Donnarumma. Prima di lui, la fascia è passata da portieri, difensori e attaccanti. Alcuni capitani sono rimasti legati a un’intera generazione; altri a una singola immagine, come la Coppa del Mondo sollevata davanti ai compagni. * Gianpiero Combi e Giuseppe Meazza guidarono da capitani le squadre campioni del mondo nel 1934 e nel 1938. Combi era un portiere, Meazza un attaccante. * Giacinto Facchetti e Dino Zoff portarono la fascia nei trionfi del 1968 e del 1982. Zoff diventò campione del mondo a quarant’anni, ancora titolare tra i pali. * Giuseppe Bergomi, Franco Baresi e Paolo Maldini furono i capitani delle edizioni mondiali dal 1990 al 2002. Baresi rientrò dopo un’operazione al ginocchio per disputare la finale del 1994. * Fabio Cannavaro e Gianluigi Buffon segnarono il ciclo successivo. Cannavaro alzò la Coppa del Mondo a Berlino; Buffon stabilì il record di partite con la fascia. * Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci e Gianluigi Donnarumma rappresentano il passaggio più recente. Chiellini sollevò il trofeo europeo a Wembley; dopo Bonucci e il passaggio della fascia anche a Ciro Immobile, il riferimento è diventato Donnarumma. Il primato tra i capitani della nazionale italiana appartiene a Buffon: 80 partite, una più di Cannavaro. Maldini segue a 74. Baresi ne ha disputate meno, ma la sua finale contro il Brasile resta una delle prove più ricordate di un capitano azzurro: centoventi minuti in campo dopo l’infortunio, prima del rigore sbagliato. Nel profilo di Franco Baresi, il capitano del Milan [https://chirurgodelbet.com/news/franco-baresi-gli-episodi-della-carriera-del-leggendario-capitano-del-milan/], quella giornata conserva tutto il suo peso, anche senza una coppa da alzare. ALTRI RECORD AZZURRI L’ESORDIENTE PIÙ GIOVANE: RENZO DE VECCHI Il record appartiene a Renzo De Vecchi, che debuttò contro l’Ungheria il 26 maggio 1910, a 16 anni e 112 giorni. La nazionale italiana aveva giocato la sua prima partita appena undici giorni prima. Il difensore entrò quindi in azzurro quando la storia della selezione era appena cominciata: più di un secolo dopo, nessuno ha esordito a un’età inferiore. IL GIOCATORE PIÙ ANZIANO: DINO ZOFF All’estremo opposto c’è Dino Zoff, in campo contro la Svezia il 29 maggio 1983 a 41 anni. Non si trattò di una presenza celebrativa: fu la sua ultima partita di qualificazione europea e l’ultima delle 112 in azzurro. L’anno precedente aveva vinto il Mondiale in Spagna da capitano, mantenendo il posto da titolare per tutto il torneo. CHI HA GIOCATO PIÙ MONDIALI CON L’ITALIA? Buffon è stato convocato per cinque fasi finali, dal 1998 al 2014, ma in Francia rimase in panchina. Le edizioni nelle quali è effettivamente sceso in campo sono quindi quattro: lo stesso numero di Gianni Rivera, Giuseppe Bergomi, Paolo Maldini e Fabio Cannavaro. Per le singole partite, invece, il record italiano è di Paolo Maldini, con 23 presenze ai Mondiali. Cominciò a Italia 1990 e chiuse nel 2002, dopo aver disputato tutte le gare degli azzurri in quelle quattro edizioni. Le qualificazioni non rientrano in questo conteggio. DOMANDE FREQUENTI Chi ha più presenze nella Nazionale italiana? Gianluigi Buffon, con 176 presenze tra il 1997 e il 2018. Alle sue spalle ci sono Fabio Cannavaro con 136 e Paolo Maldini con 126. Nessun altro azzurro ha raggiunto le 150 partite. Chi è il miglior marcatore della Nazionale italiana? Gigi Riva, con 35 gol in 42 incontri. Seguono Giuseppe Meazza a 33 e Silvio Piola a trenta. La graduatoria comprende le reti segnate sia nelle competizioni sia nelle amichevoli riconosciute della nazionale maggiore. Quante presenze ha Donnarumma in nazionale? Donnarumma ha 87 presenze, aggiornate al 19 ottobre 2026, dopo Italia-Turchia del 5 ottobre. È dodicesimo nella classifica storica e primo tra i calciatori ancora in attività. Gli mancano tredici partite per arrivare a cento. Chi è il capitano della Nazionale italiana? Il capitano è Gianluigi Donnarumma. Il record di partite disputate con la fascia appartiene invece a Gianluigi Buffon, con ottanta, davanti a Fabio Cannavaro con 79 e Paolo Maldini con 74.

Fuorigioco: la regola spiegata in modo semplice e come è cambiata nel tempo
Fuorigioco: la regola spiegata in modo semplice e come è cambiata nel tempo
Pubblicato il: 22-10-26  -  Calcio

Fuorigioco: la regola spiegata in modo semplice e come è cambiata nel tempo Il pallone entra in rete, l’attaccante corre verso la curva, ma un fischio per fuorigioco interrompe l’esultanza. A decidere la validità del gol è la posizione della punta al momento del passaggio, qualche secondo prima del tiro. Su quel tempismo lavorano attaccanti e difensori: gli uni cercano spazio alle spalle della linea, gli altri provano a chiuderlo salendo insieme. La regola impedisce di partecipare all’azione partendo da una posizione troppo avanzata rispetto al pallone e agli avversari. Presente fin dal 1863, è stata modificata più volte e oggi viene applicata anche con l’aiuto della tecnologia. COS’È IL FUORIGIOCO NEL CALCIO: LA REGOLA 11 Un giocatore si trova in posizione di fuorigioco quando una parte valida del corpo è nella metà campo avversaria e più vicina alla linea di porta sia del pallone sia del penultimo avversario. Per essere sanzionato deve poi partecipare attivamente all’azione. Il riferimento è il penultimo avversario, non necessariamente un difensore. Di solito il portiere è il giocatore più vicino alla porta, ma può trovarsi fuori dai pali: in quel caso bisogna contare gli altri calciatori rimasti alle sue spalle. Un esempio aiuta. Un centrocampista serve una punta che, al momento del passaggio, è oltre il penultimo avversario e davanti al pallone. Se la punta riceve il passaggio, commette fuorigioco. Se invece parte in linea e supera il difensore durante la corsa, può arrivare da sola davanti al portiere: la posizione al momento della ricezione non rende irregolare l’azione. [file:///C:/Users/fraca/AppData/Local/Temp/lu12200a6xlxj.tmp/lu12200a6xly1_tmp_2f210a32.png] Conta anche il pallone. Due attaccanti possono superare tutta la difesa e scambiarsi un passaggio regolare, purché chi lo riceve sia in linea con la palla o dietro di essa nell’istante del tocco del compagno. QUANDO SI FISCHIA IL FUORIGIOCO Per capire come funziona il fuorigioco servono due verifiche: la posizione iniziale e la successiva partecipazione al gioco. L’arbitro punisce l’infrazione con un calcio di punizione indiretto nel punto in cui il giocatore interviene, anche se nel frattempo è rientrato nella propria metà campo. Per individuare l’istante del passaggio si considera il primo contatto del compagno con il pallone. C’è un’eccezione per il lancio con le mani del portiere: conta l’ultimo contatto, cioè il momento in cui lascia la palla. POSIZIONE DI FUORIGIOCO: QUALI PARTI DEL CORPO CONTANO Contano testa, tronco, gambe e piedi, comprese le spalle nella parte con cui è consentito segnare. Mani e braccia sono escluse per tutti, portieri compresi. Il limite superiore del braccio coincide con la parte inferiore dell’ascella. Un piede o una porzione di testa oltre la linea possono quindi determinare una posizione irregolare. Un braccio proteso in avanti, da solo, no. Essere in linea con il penultimo avversario è regolare: non occorre rimanere qualche centimetro più indietro. FUORIGIOCO ATTIVO E PASSIVO Il fuorigioco attivo si verifica quando un calciatore partito da posizione irregolare tocca il pallone oppure interferisce con un avversario. Può accadere anche senza contatto con la palla: per esempio, se copre chiaramente la visuale del portiere su un tiro, contende il pallone a un difensore o tenta di giocarlo da vicino influenzando l’intervento avversario. Si parla invece di fuorigioco passivo quando il giocatore resta estraneo all’azione. Una punta oltre la linea difensiva, lontana dalla traiettoria del tiro e senza effetti sugli avversari, non rende automaticamente irregolare il gol di un compagno. [file:///C:/Users/fraca/AppData/Local/Temp/lu12200a6xlxj.tmp/lu12200a6xly1_tmp_1718ed31.png] Una respinta non cancella necessariamente il fuorigioco. Se la punta era in posizione irregolare sul tiro del compagno e raccoglie il pallone dopo un palo, una parata o una semplice deviazione del difensore, viene sanzionata. Diversa è una giocata deliberata dell’avversario: se il difensore dispone del controllo e della possibilità di passare o rinviare, il suo intervento può rendere giocabile il pallone anche quando sbaglia l’esecuzione. Resta escluso il salvataggio di un tiro diretto in porta o molto vicino alla porta. Per questo un tocco difensivo, preso da solo, non basta a decidere. QUANDO NON C’È FUORIGIOCO: LE ECCEZIONI Il regolamento del calcio esclude il fuorigioco quando il pallone arriva direttamente da tre riprese: * Rimessa laterale. * Rimessa dal fondo. * Calcio d’angolo. La parola decisiva è direttamente. Su un corner corto, il primo destinatario può ricevere senza essere sanzionato; sul successivo passaggio, anche verso il battitore, tornano a valere le condizioni ordinarie. Non si parte da una posizione di fuorigioco nella propria metà campo: la linea di metà campo è esclusa dalla metà avversaria. Bisogna però guardare la posizione al momento del tocco del compagno. Rientrare per ricevere il pallone non cancella una posizione irregolare precedente. SUL RILANCIO DEL PORTIERE C’È FUORIGIOCO? Sì, quando il portiere rilancia durante il gioco, con un calcio dalle mani, da terra o con un lancio delle mani. Il compagno oltre la metà campo deve rispettare la regola del fuorigioco come su qualsiasi altro passaggio. Non c’è invece fuorigioco sulla ricezione diretta di una rimessa dal fondo, assegnata dopo l’uscita del pallone oltre la linea di porta. La differenza dipende dalla ripresa di gioco, non dal ruolo di chi calcia. Anche una punizione battuta dal portiere può mettere un compagno in fuorigioco. COME È CAMBIATA LA REGOLA DEL FUORIGIOCO NEL TEMPO La regola ha accompagnato l’evoluzione del calcio, modificando gli spazi disponibili per attaccare e il modo di difendere. Le tappe principali mostrano anche la differenza tra una riforma del gioco e una tecnologia che aiuta ad applicarne le norme. Anno Cosa cambia 1863 Fuori gioco chi è davanti al pallone. 1866 Passaggio in avanti ammesso con tre avversari oltre il destinatario. 1925 Gli avversari necessari scendono da tre a due. 1990 In linea con il penultimo avversario è regolare. 2005 Precisazioni su partecipazione attiva e parti del corpo. 2023 Fuorigioco semiautomatico in Serie A dal 27 gennaio. 2026 Test della proposta Wenger nella Canadian Premier League. LE ORIGINI: LA REGOLA DEL 1863 Nel 1863 la Football Association fissò a Londra le prime regole del calcio associativo. Il fuorigioco era molto più severo di quello attuale: chi si trovava davanti al pallone giocato da un compagno era fuori gioco. La costruzione dell’azione lasciava quindi pochissimo spazio ai passaggi in avanti verso un altro attaccante. Nel 1866 arrivò una prima apertura: il destinatario poteva trovarsi davanti al pallone se almeno tre avversari lo separavano dalla loro linea di porta. Il passaggio in profondità diventava così una soluzione praticabile, pur con un vincolo ancora molto rigido rispetto al calcio moderno. DAI TRE AI DUE DIFENSORI: LA RIFORMA DEL 1925 Nel 1925 il numero degli avversari necessari per tenere in gioco l’attaccante scese da tre a due. Nel conteggio rientrava anche il portiere: da qui nasce il riferimento al penultimo avversario che conosciamo oggi. Per gli attaccanti aumentava lo spazio utile alle spalle della difesa. La modifica incideva anche sul rischio della trappola del fuorigioco. Con la vecchia regola poteva restare un difensore arretrato insieme al portiere e l’attaccante risultare comunque irregolare. Con la nuova soglia, quei due avversari erano sufficienti a tenerlo in gioco: salire male diventava molto più pericoloso. 1990: IN LINEA NON È FUORIGIOCO Nel 1990 l’IFAB stabilì che un attaccante in linea con il penultimo avversario fosse in posizione regolare. La modifica favoriva chi cercava la profondità e rendeva ancora più delicato il coordinamento della difesa: per mettere fuori gioco una punta bisognava lasciarla effettivamente oltre la linea. È anche il periodo del Milan di Arrigo Sacchi, tra gli allenatori della Nazionale che hanno segnato il calcio italiano. Nella sua difesa a zona, la salita collettiva accorciava il campo e cercava di cogliere gli attaccanti in fuorigioco. Bastava però un compagno rimasto indietro per rendere regolare il loro scatto. GLI ANNI 2000 E IL FUORIGIOCO PASSIVO Il fuorigioco passivo non nasce da zero negli anni Duemila. La distinzione tra posizione e partecipazione all’azione era già presente nei regolamenti precedenti. In quel periodo, però, vengono precisati i criteri per capire quando un calciatore debba essere punito. Nel 2005 le indicazioni chiariscono il significato di interferire con il gioco, interferire con un avversario e trarre vantaggio dalla posizione. Vengono inoltre definite le parti del corpo rilevanti. Per l’assistente diventa centrale seguire lo sviluppo dell’azione: la sola presenza di una punta oltre la linea non è una ragione sufficiente per alzare la bandierina. VAR E FUORIGIOCO SEMIAUTOMATICO Il VAR permette di verificare una posizione di fuorigioco nell’ambito degli episodi previsti dal protocollo, a partire dalle azioni che portano a un gol. Il fuorigioco semiautomatico aggiunge un sistema di tracciamento del pallone e dei giocatori, utile a ricostruire più rapidamente le posizioni e il momento del passaggio. In Serie A è stato introdotto il 27 gennaio 2023, dalla ventesima giornata, dopo l’impiego nella Supercoppa italiana. La tecnologia assiste gli ufficiali di gara, ma non cambia la Regola 11. Restano da valutare gli aspetti interpretativi, come l’interferenza sul portiere o la natura di una giocata difensiva. LA NUOVA REGOLA DEL FUORIGIOCO: LA LEGGE WENGER E IL RITORNO DELLA LUCE La nuova regola del fuorigioco associata ad Arsène Wenger mira a concedere più margine agli attaccanti. Nel criterio sperimentale, il giocatore sarebbe in posizione irregolare soltanto con tutte le parti del corpo valide per segnare oltre sia il pallone sia il penultimo avversario, nella metà campo avversaria. Se una di queste parti restasse in linea con il penultimo avversario, la posizione sarebbe regolare. Un esempio: la punta corre con testa e busto oltre il difensore, ma il piede arretrato è ancora in linea. Con il regolamento ordinario può essere in fuorigioco; con la proposta Wenger resta in gioco. La luce indica la separazione completa fra le parti del corpo rilevanti dei due giocatori. Ad oggi la proposta non ha sostituito la regola generale. L’assemblea IFAB del 28 febbraio 2026 ha approvato misure contro le perdite di tempo e modifiche al protocollo VAR, confermando la prosecuzione dei test sul fuorigioco. Dal 4 aprile 2026 la Canadian Premier League ospita una sperimentazione ufficiale con la FIFA. In Italia erano già stati svolti test nel campionato Under 18. In Serie A continua quindi a valere il criterio ordinario: può bastare una parte valida del corpo oltre la linea. L’espressione ritorno della luce descrive l’idea di una separazione visibile, ma non significa che si stia ripristinando una precedente regola universale identica. L’effetto sulle difese e sulle occasioni da gol è proprio ciò che le sperimentazioni devono misurare. Le norme del calcio riguardano anche ciò che accade fuori dal campo. Il fair play finanziario, per esempio, disciplina la sostenibilità economica dei club: un ambito diverso dalle decisioni arbitrali, ma altrettanto importante per capire il funzionamento delle competizioni. DOMANDE FREQUENTI C’è fuorigioco su rimessa laterale? No, se il giocatore riceve direttamente dalla rimessa. Se il pallone viene poi giocato o toccato da un altro compagno, la posizione deve essere valutata nuovamente secondo la regola ordinaria. Il braccio conta per il fuorigioco? No. Mani e braccia non contano, mentre testa, tronco, gambe e piedi possono determinare una posizione irregolare. Il riferimento per separare braccio e spalla è la parte inferiore dell’ascella. Un passaggio all’indietro esclude sempre il fuorigioco? No. Conta dove si trova il destinatario rispetto al pallone e al penultimo avversario nell’istante del tocco. Un giocatore inizialmente oltre entrambi può commettere fuorigioco anche tornando indietro a raccogliere la palla. Perché l’assistente aspetta prima di alzare la bandierina? Nelle gare con VAR, su una situazione dubbia e un’immediata occasione da gol l’assistente può ritardare la segnalazione. Serve a lasciare terminare l’azione, consentendo la verifica senza interrompere una possibile rete regolare.

Fair play finanziario: cos'è, come funziona e cosa rischiano le squadre italiane
Fair play finanziario: cos'è, come funziona e cosa rischiano le squadre italiane
Pubblicato il: 22-10-26  -  Calcio

Fair play finanziario: cos'è, come funziona e cosa rischiano le squadre italiane Il fair play finanziario pesa sulle trattative di mercato quanto la disponibilità economica di un proprietario. È il sistema di regole UEFA che lega le spese dei club alle risorse generate, per evitare squilibri duraturi. Nel 2026 il tema resta centrale: la Juventus ha firmato un nuovo accordo, la Roma ha ricevuto altre sanzioni e l’Inter è uscita dal precedente piano di rientro. Anche il Como, arrivato in Champions League, deve confrontarsi con i controlli europei. Dietro situazioni così diverse ci sono limiti precisi, che incidono su ingaggi, acquisti e partecipazione alle coppe. COS'È IL FAIR PLAY FINANZIARIO Il fair play finanziario nasce nel 2010, quando la UEFA introduce un insieme di controlli per ridurre le perdite e rendere più solide le società. Il principio è evitare che un club sostenga stabilmente spese superiori alle proprie entrate, accumulando debiti o dipendendo continuamente dai versamenti del proprietario. I ricavi di riferimento provengono, per esempio, da diritti televisivi, sponsor, biglietti e attività commerciali. Una società con entrate maggiori dispone quindi di margini di spesa più ampi. Il sistema non assegna lo stesso budget a tutte le squadre e non vieta qualsiasi perdita: stabilisce soglie, correzioni contabili e condizioni per coprirla. I controlli UEFA riguardano i club che partecipano alle competizioni europee. Le regole nazionali restano un livello distinto e possono limitare il mercato anche di una squadra che non disputa le coppe. COME FUNZIONA IL FAIR PLAY FINANZIARIO OGGI DAL VECCHIO FPF ALLE REGOLE DI SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA UEFA Nel 2022 la UEFA ha approvato le regole di sostenibilità finanziaria, che hanno sostituito il vecchio FPF. La denominazione fair play finanziario continua però a essere quella più utilizzata nel dibattito sul calcio. Il sistema attuale controlla tre aspetti: il pagamento puntuale degli impegni, il risultato economico e il costo della rosa. Una società deve quindi rispettare le scadenze verso altri club, dipendenti, autorità fiscali e UEFA, oltre a mantenere spese e perdite entro i parametri previsti. Questo spiega perché una squadra possa rispettare il limite sugli ingaggi e ricevere ugualmente una sanzione: i controlli riguardano obblighi differenti, con periodi di osservazione diversi. IL LIMITE SUL COSTO DELLA ROSA: SQUAD COST RATIO Nella stagione 2026/27 il limite UEFA sul costo della rosa è il 70%, già raggiunto nel 2025/26 dopo le soglie transitorie del 90% e dell’80%. Lo squad cost ratio mette in rapporto i costi sportivi rilevanti con una base di ricavi corretta secondo il regolamento. Comprende retribuzioni, ammortamenti dei cartellini, componenti dei prestiti e compensi agli agenti. Il denominatore considera anche il risultato delle cessioni e altre voci relative ai trasferimenti: non coincide semplicemente con il fatturato pubblicato nel bilancio. Se la base di calcolo è di 100 milioni, il tetto ordinario è di 70 milioni. Se un giocatore costa 30 milioni e firma per cinque anni, l’ammortamento è normalmente di 6 milioni annui, ai quali si aggiungono stipendio e altri oneri. Pagare il cartellino a rate riguarda invece le uscite di cassa. Anche gli stipendi Serie A vanno letti distinguendo netto e costo per la società: nel parametro UEFA pesa la retribuzione lorda. Un acquisto a parametro zero, quindi, può comunque assorbire risorse rilevanti. LA REGOLA SUL RISULTATO ECONOMICO La football earnings rule valuta il risultato economico delle attività calcistiche su un periodo normalmente triennale. La perdita ammessa di base è di 5 milioni di euro complessivi. Può salire fino a 60 milioni se l’eccedenza è coperta da apporti o patrimonio netto riconosciuti dal regolamento. Esiste un ulteriore margine fino a 10 milioni per ciascun esercizio, ma richiede condizioni aggiuntive: solidità finanziaria, assenza di determinate violazioni e nessun settlement agreement nel periodo interessato. Non è dunque una franchigia disponibile indistintamente a tutti. Il risultato UEFA può differire dall’utile o dalla perdita del bilancio civilistico. Sono previste rettifiche e deduzioni per alcune spese, fra cui settore giovanile, calcio femminile e attività sociali, entro le condizioni stabilite. Per questo una perdita pubblicata nel bilancio non prova, da sola, una violazione. LE SANZIONI: MULTE, SETTLEMENT AGREEMENT ED ESCLUSIONE DALLE COPPE La UEFA affida i controlli al CFCB, l’organo di controllo finanziario dei club. Le conseguenze dipendono dalla violazione, dalla sua entità e dagli eventuali precedenti. Possono comprendere multe, trattenute sui premi, limiti alle liste europee ed esclusione dalle competizioni. Il settlement agreement è un accordo di rientro. Il club accetta obiettivi annuali, un traguardo finale e misure economiche o sportive. Una parte della multa può essere immediata, mentre un’altra diventa dovuta se gli impegni non vengono rispettati. Pagare non consente quindi di ignorare le regole nelle stagioni successive. Il mancato rispetto dell’accordo può rendere più severe le restrizioni e portare all’esclusione. La Juventus, per esempio, è stata esclusa dalle competizioni UEFA 2023/24 dopo la violazione del precedente accordo. Una limitazione alla Lista A europea va inoltre distinta dal blocco dei tesseramenti in Italia: può impedire di utilizzare un nuovo acquisto nelle coppe senza vietarne automaticamente l’impiego in campionato. IL FAIR PLAY FINANZIARIO E LE SQUADRE ITALIANE JUVENTUS: IL FAIR PLAY FINANZIARIO NEL 2026 Il rapporto tra Juventus e fair play finanziario è entrato in una nuova fase il 30 giugno 2026. Il club ha sottoscritto un accordo triennale dopo il mancato rispetto della football earnings rule per gli esercizi 2022/23, 2023/24 e 2024/25. La sanzione potenziale è di 20 milioni: 6 milioni non condizionati e altri 14 subordinati al mancato raggiungimento degli obiettivi. Il percorso riguarda gli esercizi che terminano nel 2026, 2027 e 2028, con verifica finale nella stagione UEFA 2028/29. Comprende anche condizioni per l’inserimento di nuovi calciatori nella lista europea. La Juve ha invece dichiarato di avere rispettato lo squad cost ratio per il 2025. Il caso mostra quanto conti distinguere le due regole: contenere il costo della rosa non risolve automaticamente lo squilibrio economico accumulato nel triennio. ROMA: IL FAIR PLAY FINANZIARIO NEL 2026 Per la Roma il fair play finanziario continua a incidere sulla programmazione. Nel comunicato del 17 giugno 2026 la UEFA ha disposto 6 milioni di sanzioni complessive: 2 milioni per il lieve superamento dell’obiettivo intermedio relativo all’esercizio chiuso nel 2025 e 4 milioni per il costo della rosa oltre il 70% nell’anno solare 2025. La società è rimasta sotto settlement agreement. Sono due violazioni distinte, anche se entrambe riguardano la sostenibilità dei conti. Resta inoltre aperto il capitolo dell’esercizio chiuso a giugno 2026. A ottobre il confronto con la UEFA riguarda il rischio di ulteriori misure economiche e sportive. L’eventuale esclusione dalle coppe 2027/28 rientra negli scenari discussi, ma al 20 ottobre 2026 non è una sanzione già annunciata ufficialmente. INTER: L'USCITA DAL SETTLEMENT AGREEMENT La situazione dell’Inter sul fair play finanziario è diversa. Il 17 giugno 2026 la UEFA ha comunicato che il club ha raggiunto l’obiettivo finale ed è uscito dal settlement agreement. A luglio Giuseppe Marotta ha confermato il superamento di quella fase. L’uscita chiude il percorso specifico di rientro, mentre proseguono i controlli ordinari. L’Inter deve ancora rispettare il limite sul costo della rosa, la regola sul risultato economico e le scadenze dei pagamenti. I margini per nuovi contratti dipendono quindi dall’evoluzione dei ricavi e dagli impegni già assunti. COMO: GRANDI INVESTIMENTI E CONTROLLI UEFA Il caso del Como e del fair play finanziario nasce dalla rapidità della crescita sportiva e degli investimenti. Il quarto posto nel campionato 2025/26 ha portato il club in Champions League per la prima volta, facendo entrare i lariani nel monitoraggio europeo dalla stagione 2026/27. La disponibilità della proprietà Hartono ha sostenuto gli acquisti, ma il patrimonio degli azionisti non coincide con i ricavi del club. Versare capitale può coprire perdite alle condizioni previste; non trasforma ogni investimento in una spesa automaticamente ammessa. I primi controlli sul nuovo percorso europeo riguardano anche esercizi precedenti all’ingresso nelle coppe. Un eventuale accordo con la UEFA dipenderà dalla valutazione dei conti. Gli investimenti elevati non bastano, da soli, per dichiarare il Como irregolare o già esentato da possibili conseguenze. LE REGOLE FIGC: INDICE DI LIQUIDITÀ E MERCATO BLOCCATO DELLA LAZIO Per la Lazio, il mercato bloccato è dipeso dai controlli nazionali. Le norme FIGC si applicano anche alle società che non partecipano alle coppe: qualificarsi in Europa non è il presupposto per doverle rispettare. L’indice di liquidità nel calcio misura il rapporto fra attività e passività correnti, cioè le risorse disponibili a breve termine rispetto agli impegni in scadenza. Va distinto dall’indicatore del costo del lavoro allargato, che confronta costi del personale e ammortamenti con i ricavi secondo criteri federali. Per la Serie A, dall’estate 2026 il limite di quest’ultimo indicatore è sceso da 0,8 a 0,7. Sono previste esclusioni dal numeratore per i costi e gli ammortamenti degli Under 23 selezionabili per le nazionali italiane. La Lazio, dopo il blocco dell’estate 2025, ha comunicato il 12 giugno 2026 di poter operare nella sessione estiva a saldo zero, nel rispetto dell’articolo 90 delle NOIF. Nuovi tesseramenti erano quindi subordinati alle condizioni economiche previste per compensarli. Definire tutta la vicenda una sanzione UEFA sarebbe sbagliato: si tratta di regole, indicatori e autorità differenti. I CASI PIÙ FAMOSI IN EUROPA: MANCHESTER CITY, PSG E CHELSEA MANCHESTER CITY: IL PROCESSO SULLE VIOLAZIONI FINANZIARIE Il processo al Manchester City riguarda le regole della Premier League e va distinto dai procedimenti UEFA. Il 29 settembre 2026 la lega inglese ha pubblicato la decisione della commissione indipendente, che ha accertato gravi violazioni finanziarie riferite al periodo 2009/10-2017/18 e diverse violazioni dell’obbligo di collaborazione. Il City contesta le conclusioni e ha presentato ricorso, annunciandolo il 2 ottobre. Ad oggi la sanzione non è stata annunciata: penalizzazioni, retrocessione o altri provvedimenti non possono essere descritti come già applicati. La vicenda accompagna una crescita sportiva culminata nel triplete del 2023. Anche il PSG ha conquistato il triplete, nel 2025: i risultati sul campo e il rispetto delle norme finanziarie restano valutazioni separate. PSG: CONCLUSO IL PERCORSO DI RIENTRO Il PSG è tra i club che il 17 giugno 2026 hanno concluso positivamente il settlement agreement. La UEFA ha riconosciuto il raggiungimento dell’obiettivo finale, chiudendo quel percorso di monitoraggio specifico. Nel confronto tra le squadre più titolate al mondo [https://chirurgodelbet.com/news/le-squadre-piu-titolate-al-mondo-la-classifica-dei-club-con-piu-trofei/], l’aumento dei trofei racconta i successi sportivi. Per valutare la sostenibilità servono invece ricavi, costi e risultati economici: nessun palmarès sostituisce questi controlli. CHELSEA: SANZIONI PER OBBLIGHI DIVERSI Il Chelsea permette di distinguere anche le violazioni contabili da quelle sui costi. Nel 2023 ha concordato con la UEFA un pagamento di 10 milioni per informazioni finanziarie incomplete relative a operazioni del periodo 2012-2019, segnalate dalla nuova proprietà. Il 30 giugno 2026 è arrivata una sanzione distinta di 3 milioni per il superamento dello squad cost ratio nel 2025. Due milioni sono condizionati al futuro andamento del parametro. Ogni importo va quindi letto insieme alla contestazione e alle condizioni applicate. DOMANDE FREQUENTI COS'È IL FAIR PLAY FINANZIARIO? È il sistema di regole UEFA che controlla la sostenibilità economica dei club nelle competizioni europee. Collega le spese alle risorse disponibili e impone limiti alle perdite, al costo della rosa e ai pagamenti scaduti. IL FAIR PLAY FINANZIARIO ESISTE ANCORA? Sì, ma dal 2022 il vecchio modello è stato sostituito dalle regole di sostenibilità finanziaria. Fair play finanziario resta il nome più usato per indicarle. Nel 2026/27 il limite UEFA sul costo della rosa è del 70%. COSA SUCCEDE SE UNA SQUADRA NON RISPETTA IL FAIR PLAY FINANZIARIO? Può ricevere multe, restrizioni alle liste europee o l’esclusione dalle coppe. Un settlement agreement fissa un percorso di rientro, con obiettivi e ulteriori conseguenze se il club non li rispetta. UN PROPRIETARIO RICCO PUÒ COPRIRE TUTTE LE SPESE DEL CLUB? Può finanziare la società, ma i suoi versamenti non eliminano i vincoli UEFA. La copertura delle perdite deve rispettare condizioni precise, mentre il costo della rosa resta legato ai ricavi e alle altre voci ammesse dal regolamento.

Capienza stadi italiani: la classifica degli stadi di Serie A dal più grande al più piccolo
Capienza stadi italiani: la classifica degli stadi di Serie A dal più grande al più piccolo
Pubblicato il: 22-10-26  -  Calcio

Capienza stadi italiani: la classifica degli stadi di Serie A dal più grande al più piccolo Per molti tifosi, la partita comincia lungo la strada verso lo stadio, tra il ritrovo al bar e gli ultimi passi prima dei cancelli. Poi arrivano le tribune: imponenti a Milano, affacciate sul lago a Como, circondate dalla laguna a Venezia. La capienza degli stadi italiani racconta anche questa varietà, nata da epoche e scelte architettoniche differenti. Nella Serie A 2026/27, San Siro conserva il primato con 75.817 posti ed è lo stadio più grande d’Italia. Alle sue spalle, impianti storici e nuove costruzioni compongono una classifica da affiancare a quella degli stadi più grandi del mondo [https://chirurgodelbet.com/news/gli-stadi-piu-grandi-del-mondo-la-classifica-per-capienza/]. CAPIENZA STADI ITALIANI: LA CLASSIFICA COMPLETA DEGLI STADI DI SERIE A 2026/27 Le 20 squadre della Serie A 2026/27 giocano in 18 stadi. San Siro è condiviso da Milan e Inter, l’Olimpico da Roma e Lazio. Venezia, Frosinone e Monza riportano nella massima serie Penzo, Benito Stirpe e Brianteo; escono invece gli impianti di Verona, Cremonese e Pisa. Le capienze corrispondono al totale dei posti dichiarato dalla Lega Serie A per ciascun impianto, con San Siro confermato dal gestore. La capienza omologata e i biglietti disponibili per la singola partita possono essere inferiori. Per il Franchi è indicata la configurazione ridotta durante i lavori. Pos. Stadio Città Squadra/e Capienza Anno di inaugurazione 1 San Siro (Giuseppe Meazza) Milano Milan, Inter 75.817 1926 2 Olimpico Roma Roma, Lazio 69.689 1953 3 Diego Armando Maradona Napoli Napoli 54.732 1959 4 Allianz Stadium Torino Juventus 41.507 2011 5 Renato Dall’Ara Bologna Bologna 36.532 1927 6 Luigi Ferraris (Marassi) Genova Genoa 33.205 1911 7 Ettore Giardiniero Via del Mare Lecce Lecce 30.706 1966 8 Olimpico Grande Torino Torino Torino 28.177 1933 9 Bluenergy Stadium (Friuli) Udine Udinese 25.155 1976 10 Artemio Franchi Firenze Fiorentina 24.786* 1931 11 New Balance Arena Bergamo Atalanta 23.439 1928 12 Ennio Tardini Parma Parma 22.352 1924 13 Mapei Stadium Reggio Emilia Sassuolo 21.515 1995 14 Brianteo Monza Monza 17.102 1988 15 Unipol Domus Cagliari Cagliari 16.412 2017 16 Benito Stirpe Frosinone Frosinone 16.227 2017 17 Giuseppe Sinigaglia Como Como 12.370 1927 18 Pier Luigi Penzo Venezia Venezia 12.048 1913 * Franchi: capienza ridotta nella configurazione indicata durante i lavori. Un settore chiuso, le separazioni tra tifoserie o gli spazi riservati alle televisioni possono ridurre i posti utilizzabili. Per questo uno stadio può registrare il tutto esaurito senza raggiungere la propria capacità complessiva. Gli anni riportati si riferiscono all’inaugurazione: il Brianteo, per esempio, aprì nel 1988, dopo il completamento della struttura. I GRANDI STADI DELLA SERIE A La classifica degli stadi italiani per capienza mette a confronto edifici costruiti con criteri molto diversi. A San Siro si sono sovrapposti tre anelli, l’Olimpico conserva la pista di atletica, lo Stadium della Juventus ha avvicinato le tribune al terreno. Sono le case di club che hanno segnato il campionato, come mostra la classifica perpetua della Serie A [https://chirurgodelbet.com/news/classifica-perpetua-serie-a-le-squadre-che-hanno-fatto-piu-punti/], trasformate negli anni per accogliere più pubblico o migliorare la visibilità. SAN SIRO (GIUSEPPE MEAZZA): CAPIENZA E STORIA La capienza di San Siro è di 75.817 posti, il valore più alto tra gli impianti italiani. Inaugurato il 19 settembre 1926 con un derby, nacque per il Milan e divenne anche la casa dell’Inter dalla stagione 1947/48. La struttura attuale è il risultato di ampliamenti successivi. Il secondo anello arrivò nel 1955; per Italia ’90 furono aggiunti il terzo anello e la copertura, sostenuta dalle grandi torri che ne definiscono il profilo. Dal 1980 porta il nome di Giuseppe Meazza. Le cifre superiori a ottantamila posti appartengono a configurazioni precedenti e non descrivono la capienza oggi dichiarata dal gestore. STADIO OLIMPICO DI ROMA Lo Stadio Olimpico ha una capienza di 69.689 posti, secondo il dato della Lega Serie A. Roma e Lazio si alternano sul suo terreno dal 1953, anno dell’inaugurazione dell’impianto ricostruito nel dopoguerra. Il derby riunisce invece nello stesso giorno le due tifoserie, divise tra Curva Sud e Curva Nord. Le Olimpiadi del 1960 e i Mondiali del 1990 hanno lasciato segni diversi sulla struttura. La pista di atletica mantiene una distanza tra gli spalti e il campo; la copertura, realizzata per il torneo calcistico, ha cambiato il profilo delle tribune. La capienza dello Stadio Olimpico resta la seconda più alta del campionato, anche considerando il valore inferiore ai settantamila posti oggi riportato dalla Lega. STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA Lo Stadio Diego Armando Maradona ha una capienza di 54.732 posti. L’impianto di Fuorigrotta fu inaugurato nel 1959 ed è conosciuto da generazioni di tifosi con il precedente nome di San Paolo. La copertura realizzata per i Mondiali del 1990 e gli interventi legati alle Universiadi del 2019 hanno modificato struttura e distribuzione delle sedute. Dal 2020 lo stadio è intitolato a Maradona, il calciatore che più di ogni altro ne ha segnato la memoria. È il terzo più grande della Serie A 2026/27, ma scende di una posizione se il confronto comprende anche il San Nicola di Bari. ALLIANZ STADIUM La capienza dell’Allianz Stadium è di 41.507 posti. È lo stesso impianto inaugurato l’8 settembre 2011 con il nome di Juventus Stadium: le due denominazioni identificano quindi la medesima struttura, costruita nell’area del vecchio Delle Alpi. La capienza dello Juventus Stadium è più contenuta rispetto a quella dei grandi impianti di Milano, Roma e Napoli. Le tribune vicine al terreno e l’assenza della pista di atletica rispondono però a un’altra idea di stadio, costruita intorno alla visibilità del gioco. Con il museo del club, il complesso rimane visitabile anche nei giorni senza partite. STADIO RENATO DALL’ARA Lo Stadio Renato Dall’Ara ha una capienza dichiarata di 36.532 posti. Inaugurato nel 1927, conserva la facciata in mattoni e la Torre di Maratona. La capienza dello stadio Dall’Ara indicata in classifica è quella complessiva riportata dalla Lega: l’apertura effettiva dei settori può determinare un numero inferiore di spettatori ammessi. STADIO LUIGI FERRARIS, MARASSI Lo Stadio Luigi Ferraris ha una capienza di 33.205 posti. Nato nel 1911 e ricostruito per Italia ’90, è noto anche come Marassi, dal quartiere genovese. Nel campionato 2026/27 ospita il Genoa; la Sampdoria utilizza lo stesso impianto in Serie B. Le tribune vicine al campo ne rendono immediatamente riconoscibile la struttura. STADIO VIA DEL MARE Lo Stadio Ettore Giardiniero Via del Mare ha una capienza di 30.706 posti. Inaugurato nel 1966, è la casa del Lecce. Nella Serie A 2026/27 è settimo per capacità dichiarata. STADIO OLIMPICO GRANDE TORINO Lo Stadio Olimpico Grande Torino ha una capienza di 28.177 posti. L’impianto risale al 1933 ed è stato rinnovato per i Giochi invernali del 2006. Ospita il Torino e dal 2016 rende omaggio nel nome alla squadra scomparsa a Superga. STADIO FRIULI, OGGI BLUENERGY STADIUM La capienza dello Stadio Friuli, oggi Bluenergy Stadium, è di 25.155 posti. L’impianto dell’Udinese fu inaugurato nel 1976 ed è stato profondamente trasformato con la ricostruzione di curve e distinti. La grande arcata della tribuna principale resta il collegamento visivo con il progetto originario; i settori rinnovati sono più vicini al terreno. STADIO ARTEMIO FRANCHI Lo Stadio Artemio Franchi ha una capienza indicata di 24.786 posti durante la fase di ristrutturazione riportata dalla Lega. L’impianto fiorentino, inaugurato nel 1931, è uno dei casi in cui il cantiere cambia sensibilmente la graduatoria. I numeri della struttura completa e quelli del progetto futuro non rappresentano i posti attualmente disponibili nella configurazione considerata. NEW BALANCE ARENA, GIÀ GEWISS STADIUM La New Balance Arena ha una capienza di 23.439 posti. Lo stadio dell’Atalanta risale al 1928, ma tribune e curve sono state rinnovate con interventi successivi. Il nome attuale è arrivato nel 2025: la capienza del Gewiss Stadium, denominazione precedente, riguarda dunque lo stesso impianto bergamasco. STADIO ENNIO TARDINI Lo Stadio Ennio Tardini ha una capienza di 22.352 posti ed è stato inaugurato nel 1924. Sorge vicino al centro cittadino; gli interventi nel tempo ne hanno adeguato i settori al calcio professionistico. MAPEI STADIUM La capienza del Mapei Stadium è di 21.515 posti. Inaugurato nel 1995, sorge a Reggio Emilia e ospita il Sassuolo in Serie A, oltre alla Reggiana in Serie B. Il nome completo comprende Città del Tricolore: la sede dell’impianto non coincide quindi con la città della squadra neroverde. STADIO BRIANTEO Lo Stadio Brianteo ha una capienza totale di 17.102 posti, dichiarata anche dal Monza. L’inaugurazione risale al 28 agosto 1988, con una vittoria sulla Roma in Coppa Italia. Il ritorno in Serie A segue il recupero dei settori e il rinnovamento delle strutture di servizio. UNIPOL DOMUS L’Unipol Domus ha una capienza di 16.412 posti. Inaugurata nel 2017 accanto all’area del Sant’Elia, resta la casa del Cagliari mentre prosegue il percorso per il nuovo stadio cittadino. Nella classifica della Serie A conta la struttura che accoglie oggi i tifosi rossoblù, con le sue dimensioni raccolte. STADIO BENITO STIRPE Lo Stadio Benito Stirpe ha una capienza di 16.227 posti. Aperto nel 2017, è la casa del Frosinone, tornato in Serie A dopo due stagioni. Rispetto ai grandi impianti con pista di atletica, presenta tribune raccolte intorno al rettangolo di gioco. Il nome ricorda Benito Stirpe, già presidente del club ciociaro. STADIO GIUSEPPE SINIGAGLIA Lo Stadio Giuseppe Sinigaglia ha una capienza di 12.370 posti. Inaugurato nel 1927, sorge sulle rive del lago di Como. Gli adeguamenti effettuati con il ritorno del club ai massimi livelli spiegano perché si trovino ancora capienze inferiori riferite a stagioni precedenti. STADIO PIER LUIGI PENZO Lo Stadio Pier Luigi Penzo ha una capienza di 12.048 posti ed è il più piccolo della Serie A 2026/27. Inaugurato nel 1913, sorge sull’isola di Sant’Elena. La posizione nella laguna rende particolare anche l’arrivo dei tifosi: ai percorsi pedonali si affiancano i collegamenti acquei previsti per le partite. QUAL È LO STADIO PIÙ GRANDE D’ITALIA? San Siro è lo stadio più grande d’Italia con 75.817 posti, anche includendo gli impianti esterni alla Serie A. La classifica nazionale, tuttavia, non coincide con quella del campionato: subito dopo l’Olimpico entra il San Nicola di Bari. La capienza dello Stadio San Nicola è di 58.270 posti a sedere. Inaugurato nel 1990 e progettato da Renzo Piano, supera il Maradona nonostante il Bari militi in Serie B. È un esempio del peso che i grandi eventi hanno avuto sulle dimensioni degli impianti italiani: la costruzione fu legata ai Mondiali ospitati dall’Italia. Tra gli stadi più grandi d’Italia figura anche il Bentegodi di Verona, escluso dalla tabella stagionale perché l’Hellas gioca in Serie B. Il club dichiara una capienza totale di 39.211 posti: il dato complessivo non equivale automaticamente ai posti autorizzati per ogni incontro. Per confrontare questi impianti con le grandi arene internazionali, la classifica degli stadi più grandi del mondo [https://chirurgodelbet.com/news/gli-stadi-piu-grandi-del-mondo-la-classifica-per-capienza/] distingue anche le strutture dedicate a sport diversi dal calcio. IL FUTURO DEGLI STADI ITALIANI: NUOVO SAN SIRO ED EURO 2032 Dopo decenni di ampliamenti e ristrutturazioni, Milano prepara un cambiamento più radicale. Il nuovo San Siro porta la firma degli studi Foster + Partners e MANICA, incaricati del progetto del nuovo stadio di Milano. Ad oggi il percorso urbanistico comprende la valutazione ambientale del piano attuativo, con un forum pubblico convocato il 6 ottobre. Il Meazza continua intanto a ospitare Milan e Inter, mentre il futuro dell’area passa attraverso questi passaggi amministrativi. Il quadro degli stadi di Euro 2032 resta legato alla selezione delle sedi italiane del torneo organizzato con la Turchia. Il 30 settembre 2026 la FIGC ha trasmesso alla UEFA i dossier di 13 città e 14 impianti. Roma concorre con due soluzioni, l’Olimpico e il progetto di Pietralata; figurano inoltre Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Salerno, Torino e Verona. L’indicazione delle cinque sedi italiane seguirà le verifiche di conformità della UEFA. La selezione riguarda anche accessibilità, sicurezza e servizi: la sola capienza non basta a rendere uno stadio adatto alla manifestazione. Per le città candidate, il passaggio decisivo sarà trasformare i progetti in impianti utilizzabili entro le scadenze del torneo. DOMANDE FREQUENTI Quanti posti ha San Siro? San Siro ha 75.817 posti ed è lo stadio più capiente d’Italia. Il numero dei biglietti disponibili può variare in base alla configurazione della partita e ai settori aperti. Qual è lo stadio più grande d’Italia? È il Giuseppe Meazza di Milano, conosciuto come San Siro. Precede l’Olimpico di Roma e il San Nicola di Bari, che rientra nella classifica nazionale pur ospitando una squadra di Serie B. Qual è lo stadio più piccolo della Serie A 2026/27? È il Pier Luigi Penzo di Venezia, con 12.048 posti. Il Sinigaglia di Como segue con 12.370 posti nella capienza indicata dalla Lega Serie A. Perché le capienze degli stadi italiani cambiano tra le fonti? Perché possono riferirsi alla capacità totale, ai posti omologati o alla disponibilità di una specifica partita. Ristrutturazioni, chiusure temporanee e spazi riservati a sicurezza e televisioni producono valori differenti anche nello stesso impianto.

Inter-Shakhtar Donetsk, Bastoni espulso: doppio giallo e ingenuità per il difensore nerazzurro
Inter-Shakhtar Donetsk, Bastoni espulso: doppio giallo e ingenuità per il difensore nerazzurro
Pubblicato il: 22-10-26  -  Calcio

INTER-SHAKHTAR DONETSK, BASTONI ESPULSO: DOPPIO GIALLO E INGENUITÀ PER IL DIFENSORE NERAZZURRO L'Inter di Cristian Chivu conquista una vittoria preziosa contro lo Shakhtar Donetsk, ma la sfida di San Siro lascia anche qualche episodio destinato a far discutere. Tra questi c'è sicuramente l'espulsione di Alessandro Bastoni, costretto a lasciare il terreno di gioco nel secondo tempo dopo aver ricevuto due cartellini gialli nel giro di pochi minuti. Un episodio che rischiava di complicare seriamente i piani dei nerazzurri, ancora alla ricerca del gol del vantaggio e chiamati ad affrontare il finale di partita in inferiorità numerica. Alla fine, però, l'Inter è riuscita a portare a casa i tre punti grazie alla rete di Carlos Augusto, trasformando una situazione potenzialmente pericolosa in una serata positiva per il proprio cammino europeo. INTER-SHAKHTAR DONETSK, COSA È SUCCESSO A BASTONI La partita del difensore nerazzurro si è conclusa intorno al 68', quando l'arbitro tedesco Osmers ha estratto il secondo cartellino giallo nei suoi confronti. Il primo provvedimento disciplinare era arrivato poco prima, dopo alcune tensioni e proteste nel corso della gara. Bastoni, dunque, si è ritrovato a giocare con un'ammonizione sulle spalle proprio in una fase delicata del match. La seconda sanzione è arrivata durante un'azione nell'area dello Shakhtar, quando il centrale italiano ha allungato le mani sul volto di Ocheretko per liberarsi dalla marcatura dell'avversario. Il giocatore ucraino è finito a terra e le proteste hanno richiamato l'attenzione del direttore di gara. Per Osmers il gesto è stato sufficiente per estrarre il secondo giallo e, di conseguenza, il cartellino rosso. Una decisione che ha lasciato l'Inter in dieci uomini nel momento in cui la squadra di Chivu stava cercando di sbloccare una partita complicata. BASTONI ESPULSO, UN'INGENUITÀ CHE POTEVA COSTARE CARA Al di là della valutazione arbitrale, l'episodio evidenzia soprattutto un errore di gestione da parte del difensore nerazzurro. Con un'ammonizione già ricevuta, Bastoni avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione nei duelli individuali, evitando qualsiasi contatto che potesse offrire all'arbitro la possibilità di intervenire nuovamente. Il gesto su Ocheretko non ha necessariamente bisogno di essere interpretato come un atto violento per risultare rischioso dal punto di vista disciplinare. In una situazione del genere, il problema è soprattutto l'aver concesso al direttore di gara un motivo per estrarre il secondo cartellino. L'espulsione ha così costretto Chivu a rivedere gli equilibri della squadra, proprio quando il risultato era ancora fermo sullo 0-0. Per l'Inter, che aveva bisogno di punti dopo le sconfitte contro Real Madrid e Club Brugge, un eventuale passo falso avrebbe rappresentato un ulteriore ostacolo nel percorso in Champions League. L'INTER REAGISCE IN DIECI: CARLOS AUGUSTO DECISIVO La risposta dei nerazzurri, tuttavia, è stata quella che Chivu si aspettava dai propri giocatori. Nonostante l'inferiorità numerica, l'Inter ha continuato a cercare la giocata giusta, trovando il vantaggio al 77' con Carlos Augusto, servito da un preciso assist di Mkhitaryan. Un gol pesantissimo, arrivato pochi minuti dopo il rosso a Bastoni e capace di cambiare completamente l'inerzia della serata. Nel finale i nerazzurri hanno dovuto stringere i denti, difendendo il risultato dagli ultimi tentativi dello Shakhtar. Il successo di San Siro rappresenta così una boccata d'ossigeno per Chivu, ma l'espulsione di Bastoni resta uno degli episodi da cui ripartire per evitare altre complicazioni. In Champions League ogni dettaglio può fare la differenza e lasciare la squadra in dieci uomini per un'ingenuità è un rischio che l'Inter non può permettersi di correre con leggerezza.