
ROMA - ATALANTA, GASPERINI LANCIA UN MESSAGGIO PER LO SCUDETTO La partita tra Roma e Atalanta, con ogni probabilità, offre alla Serie A una seria pretendente per la conquista dello scudetto. Poche ore prima si era giocato il match tra Inter e Napoli [https://chirurgodelbet.com/news/Inter-Napoli,_Lautaro_Martinez_trascina_e_Allegri_si_mangia_le_mani/], con la clamorosa rimonta messa in atto dai nerazzurri. Un indizio che poteva mettere i giallorossi un po' alle strette, anche se siamo ancora alla terza giornata. E nonostante il gol di Ederson che ha gelato i padroni di casa, questi hanno avuto la forza di rimontare. E soprattutto di farlo nei minuti finali, quando di solito la frustrazione e la stanchezza prendono il sopravvento. La Roma allenata da Gian Piero Gasperini ha dimostrato, una volta di più, di essere una squadra vera. Se il poker ai danni della Fiorentina poteva essere un bel biglietto da visita, e quello rifilato al Lecce era una buona conferma sul piano realizzativo, la sfida di ieri sera è stata un segnale lanciato a tutto il campionato. Con i giallorossi non si scherza. Le cose, rispetto alla scorsa stagione, sembrano essere cambiate, soprattutto dal punto di vista della convinzione. E nel frattempo, l'Atalanta di Maurizio Sarri si mangia le mani. ROMA - ATALANTA, IL GOL DI SOULÈ FA IMPAZZIRE GASPERINI La partita tra la Roma e l'Atalanta sembrava la classica trappola per i padroni di casa. Un autentico dominio esercitato per tutto il primo tempo, Una lunga serie di occasioni per sbloccare la partita, con il solito Carnesecchi che conferma di essere uno dei migliori portieri in circolazione. Poi succede il classico episodio che rischia di rendere invalicabile ogni ostacolo. Tre minuti dopo l'inizio del secondo tempo, infatti, Ederson porta in vantaggio gli ospiti. Un gol che rischia di complicare in maniera definitiva i piani della squadra guidata da Gian Piero Gasperini. I minuti passano, il tempo residuo si riduce e le speranze dell'Atalanta aumentano, ma la Roma ha altri piani. Fino ad arrivare al minuto 90, quando spunta la figura statuaria di Mario Hermoso. Il difensore centrale spagnolo aveva già salvato la sua squadra nell'ultima sfida giocata contro la Dea allo stadio Olimpico. Anche in quel caso la sua rete valeva l'1-1, ma c'erano altri sei minuti per vincere. Ed è qui che spicca un'altra figura, quella di Matias Soulè. L'argentino è sembrato in più occasioni a un passo dalla cessione. E la sua giocata, di talento e di fame, al minuto 95 è quella che fa esplodere lo stadio e il Gasp. Chissà se a maggio, nella Capitale, ci si ricorderà con il sorriso di questo gol.

INTER - NAPOLI, UNO SPOT PER LA NUOVA SERIE A La partita tra Inter e Napoli è stata un vero e proprio spot per il calcio italiano. Un match che nel primo tempo sembrava l'ennesimo manifesto di quanto la Serie A sia ancora un campionato molto tattico e poco devoto allo spettacolo. Poi, però, i 50 minuti della seconda frazione hanno regalato emozioni a mai finire. Dalla rete quasi inaspettata di Politano (ex di turno) per il vantaggio degli ospiti, fino all'esplosione del "Giuseppe Meazza" per il gol di Lautaro Martinez che ha ribaltato in maniera incredibile un risultato impossibile da prevedere a un certo punto della sfida. Alla fine dei conti, Inter e Napoli non possono pensare più di tanto allo spettacolo e al gioco. Da una parte ci sono i campioni d'Italia in carica, che hanno dato ancora una volta una grande dimostrazione di forza. Dall'altra gli azzurri guidati da Massimiliano Allegri sono già a -6 dai detentori dello scudetto e devono farsi delle domande. In ogni caso, c'è un solo grande vincitore: la Serie A nel suo complesso. INTER - NAPOLI, LUCI E OMBRE DI UNA GRANDE SFIDA L'Inter, come abbiamo già scritto, contro il Napoli ha dimostrato di essere una squadra formidabile. Nel primo tempo ci si poteva aspettare che arrivasse il gol del vantaggio, nonostante di fronte ci fosse un'altra grande compagine. Ma quel che abbaglia maggiormente gli occhi, sia dei tifosi che degli addetti ai lavori, è la ferocia dei nerazzurri. Il doppio "pugno" incassato prima da Politano e poi da Hojlund avrebbe potuto stendere chiunque. Invece ecco che due minuti dopo la rete del danese, Lautaro Martinez ha ridato subito vigore ai suoi. Già, il Toro, un calciatore al quale si fa fatica a dire qualcosa. Certo, c'è chi sostiene che potesse essere espulso per la gomitata a palla lontana su Rafa Marin. Ma non è affatto facile trovare un altro giocatore in tutta la Serie A, capace di dare tutto sul campo per la sua squadra. Corre, lotta, fa sponde, calcia, trascina la folla. Il gol del 3-2 è il manifesto del suo essere capitano e goleador implacabile. Dall'altra parte c'è un Napoli che trova nel risultato l'unico aspetto brutto di una serata che poteva essere gloriosa. Aver messo all'angolo l'Inter per più di un'ora in casa sua è qualcosa che Massimiliano Allegri non può non tenere in considerazione. Gli azzurri, con tutti i limiti di una squadra incerottata e in ritardo di condizione, hanno fatto una gran bella partita. I gol di Politano e Hojlund, frutto di uno studio attento fatto in settimana, sono stati il premio. Poi, però, i padroni di casa sono stati semplicemente superiori. Certo, si può recriminare tanto per come è stato vissuto il pazzo finale. Le palle gol avute da Neres e soprattutto Zambo Anguissa gridano vendetta. Sarebbe bastato un pizzico di precisione in più da parte del camerunense per poter parlare di un 2-3, e non di un 3-2. Il calcio, però, è sempre cinico e spietato. Allegri, però, esce da San Siro con la consapevolezza di un avere un bel Napoli da allenare.

Piero Ausilio non è più il direttore sportivo dell'Inter [https://chirurgodelbet.com/news/inter-cessione-centrocampista-cifre-accordo/]. Si tratta di una decisione che è maturata nel giro di poche ore e che ha cambiato le carte in tavola. In un primo momento, infatti, sembrava che il dirigente sarebbe andato via alla fine della stagione appena cominciata. Il club nerazzurro, invece, ha optato per la chiusura anticipata del rapporto contrattuale con il suo ormai ex ds. La scelta è ricaduta sulla sostituzione immediata con Dario Baccin, il quale è stato ufficializzato come nuovo Chief Sport Officer. La decisione dell'addio di Piero Ausilio all'Inter è legata ad alcune divergenze sulla gestione della durata contrattuale. L'ormai ex direttore sportivo richiedeva un prolungamento di tre anni, o in alternativa di un biennale con opzione di rinnovo per il terzo anno. I nerazzurri, invece, hanno proposto al dirigente un ulteriore anno di contratto, ma non di più. Il rapporto tra le parti sarebbe scaduto alla fine del mese di giugno 2027. In questo modo, si è arrivati alla risoluzione consensuale del contratto. INTER, PIERO AUSILIO NON È PIÙ IL DIRETTORE SPORTIVO Piero Ausilio ha lasciato l'Inter con una lunga lettera. La andiamo a leggere nel dettaglio: "Dopo 28 anni indimenticabili, è arrivato il momento più difficile: salutare quella che per me non è mai stata una semplice squadra, ma una seconda pelle. In quasi tre decenni ho dato all'Inter ogni singolo secondo della mia vita, ogni energia, ogni battito. L’Inter è nel mio sangue, è l’aria che ho respirato ogni giorno. Il mio grazie più profondo e commosso va a voi tifosi, l'anima pulsante di questa maglia, che mi avete accompagnato e sostenuto in questo viaggio infinito". Non sono mancati da parte di Piero Ausilio i ringraziamenti a chi ha condiviso con lui il percorso all'Inter. Non solo i calciatori e gli allenatori con cui ha vissuto anni di campo. Ma anche i vertici societari che si sono succeduti negli anni: "Grazie alle proprietà, dirigenti e collaboratori tutti, che negli anni mi hanno dato fiducia, dandomi l'onore di guidare l'area sportiva di questo gigante del calcio mondiale. E grazie a tutti gli allenatori, giocatori, campioni immensi e uomini veri, che con il loro talento e il loro sudore hanno alzato al cielo trofei che resteranno per sempre scolpiti nella storia di questo club, come la Seconda Stella nerazzurra. Lascio questo ruolo, ma non potrò mai staccarmi da questi colori. Oggi non si chiude solo un capitolo professionale: si separa un pezzo della mia anima da ciò che ho amato di più. Grazie Inter".

Donyell Malen dà spettacolo anche nella partita tra il Lecce e la Roma. La sfida, valida per la seconda giornata di Serie A [https://chirurgodelbet.com/news/Rafael_Leao,_addio_al_Milan:_i_momenti_pi%C3%B9_belli_in_rossonero/], si è conclusa con il risultato di 0-4. Si tratta dello stesso punteggio con cui la formazione giallorossa ha avuto la meglio sulla Fiorentina nel turno inaugurale. Arriva dunque una nuova dimostrazione di forza da parte della compagine allenata da Gian Piero Gasperini. I capitolini, infatti, sono a punteggio pieno e hanno dimostrato di versare in una condizione invidiabile. Su tutti, ovviamente, spicca il centravanti olandese, sempre più a proprio agio con la squadra della Capitale. Donyell Malen, con la doppietta realizzata nel match tra il Lecce e la Roma, lascia ancora una volta nel segno. Due gol messi a segno in appena 23 minuti, che confermano lo stato di forma eccezionale del calciatore arrivato a gennaio 2026 dall'Aston Villa. Con queste reti, la punta dei giallorossi è pronta a battere nuovi record. DONYELL MALEN, DOPPIETTA IN LECCE ROMA E RECORD IN VISTA Dopo le prime due giornate del campionato di Serie A, abbiamo chiaramente un capocannoniere. Stiamo parlando ovviamente di Donyell Malen, che dopo la doppietta tra Lecce e Roma è salito a quota 5 gol. Si tratta di un dato clamoroso, che nella storia del massimo campionato di calcio in Italia si è verificato solamente cinque volte. Il più recente è stato Gabriel Omar Batistuta, che ci era riuscito nella stagione 1996-97. All'epoca dei fatti, il centravanti argentino indossava la maglia della Fiorentina. Prima di lui, a centrare questo traguardo sono stati Carlo Reguzzoni, Giampiero Boniperti e Faustinho Canè. Meglio di questi calciatori, oltre al già citato Malen, è riuscito a fare solamente un attaccante. E anche in questo caso c'è di mezzo la Roma. Stiamo infatti parlando di Pedro Manfredini, il quale nella stagione 1960-61 realizzò sei reti nelle prime due giornate, proprio con la maglia dei capitolini. Più in generale, i numeri di Malen con la maglia della Roma sono clamorosi. Dopo le prime 20 partite tra le fila dei giallorossi, è già stato capace di mettere a segno ben 19 gol. I dati parlano chiaro: una rete ogni 91 minuti. Le difese del campionato di Serie A sono avvisate, l’attaccante olandese ha dimostrato di avere una capacità di farsi trovare pronto in ogni momento. Il tandem con Paulo Dybala sta funzionando a meraviglia e promette scintille anche nel prosieguo della stagione. E la tifoseria romanista può tornare a sognare quello scudetto che manca ormai da 25 anni...

Rafael Leao ha lasciato ufficialmente il Milan per diventare un nuovo giocatore del Galatasaray. Si conclude dunque dopo sette anni l'avventura in Italia per il fantasista portoghese. Un altro calciatore che ha deciso di andare via dalla Serie A [https://chirurgodelbet.com/news/inter-centrocampista-uscita-serie-a-ultime-trattativa/] per accettare la corte di un campionato turco, che si sta rivelando ricco e intrigante per alcuni giocatori molto forti. In ogni caso, limitatamente all'ormai ex numero 10 rossonero, si è trattata di un'esperienza controversa. Tanti lampi, tanti momenti di splendore e di dominio, ma anche diversi passaggi tutt'altro che entusiasmanti. In questo articolo, la redazione de Il Chirurgo del Bet vuole riassumere i migliori momenti della carriera di Rafael Leao con la maglia del Milan. Un'avventura durata pur sempre sette anni, e che ha portato tanti sorrisi sia al calciatore che al club. Scopriamolo insieme, uno per uno. I MOMENTI PIÙ BELLI DI RAFAEL LEAO CON LA MAGLIA DEL MILAN Andiamo dunque a vedere quali sono stati, secondo la redazione, i momenti più belli di Rafael Leao con la maglia del Milan. IL PRIMO GOL DI RAFAEL LEAO IN SERIE A La stagione 2019-20 è la prima per Rafael Leao con la maglia del Milan, e più in generale in Serie A. Gli basterà poco meno di un mese per poter realizzare il suo primo gol nel nostro campionato. La partita in questione non sarà indimenticabile per i colori rossoneri. La Fiorentina, infatti, batterà la squadra guidata da Stefano Pioli con il risultato di 1-3. San Siro viene espugnata dai viola, ma c'è comunque una piccola soddisfazione per l'attaccante, impiegato in una prima fase più vicino all'area avversaria. Si tratta del primo di sei gol realizzati in una stagione condizionata dallo stop di qualche settimana per via della pandemia da Covid-19. IL GOL PIÙ VELOCE DELLA SERIE A La stagione successiva sarà altrettanto soddisfacente per il portoghese. Il Milan, alla ripresa delle operazioni, concluderà il campionato con un distacco importante, ben 12 punti di ritardo rispetto all'Inter campione d'Italia. In ogni caso ci sarà un motivo per distinguersi per un sempre più convinto e convincente Rafael Leao, capace di segnare il gol più veloce della Serie A. La data da segnare sul calendario è quella del 20 dicembre 2020. Gli basteranno 6 secondi e 76 centesimi per bucare la porta del Sassuolo. Inutile dire che si tratti della rete del vantaggio milanista. RAFAEL LEAO E LO SCUDETTO CON IL MILAN Dopo aver fatto due annate in continuo crescendo, Rafael Leao decide che c'è da prendere per mano il Milan. Ecco allora che la stagione 2021-22 è quella giusta per iniziare a essere il protagonista indiscusso. E così arriva una annata strepitosa, che si conclude con uno scudetto che a un certo punto sembrava quasi impossibile da conquistare. L'Inter campione in carica perde punti per strada in maniera inattesa. Dall'altra parte la squadra guidata da Stefano Pioli macina vittorie e acquisisce consapevolezza. E poi c'è ancora il Mapei Stadium di Reggio Emilia che è ancora teatro del trionfo. Leao, Giroud e Kessie stendono il Sassuolo: il Milan vince lo scudetto. DERBY DA URLO E SUPERCOPPA VINTA L'ultimo trofeo vinto da Rafael Leao con la maglia del Milan è la Supercoppa Italiana del 2025. Per l'occasione i rossoneri devono spostarsi fino a Riyadh in Arabia Saudita per giocare il torneo. Nella nuova e ormai consolidata formula della "Final Four", il Diavolo deve vedersela in semifinale contro la Juventus, battuta con il risultato di 2-1 dopo l'iniziale svantaggio. E anche la finalissima contro l'Inter inizia male, per non dire peggio. I nerazzurri vanno in vantaggio per 2-0 con i gol di Lautaro Martinez e Taremi. Il Milan, però, reagisce: Theo Hernandez accorcia, Pulisic pareggia. Poi Leao, entrato nel secondo posto al posto di Alex Jimenez, accelera come da abitudine e offre a Tammy Abraham una palla d'oro. È 3-2, il Milan rimonta e vince il trofeo.