
ANALISI TATTICA: JUVE VS RENNES - SPALLETTI PUNTA SUL TRIDENTE DIFENSIVO La Juventus è determinata a conquistare la sua terza vittoria consecutiva in Europa League, ma in Serie A la squadra sta attraversando un periodo di difficoltà. In vista dell'incontro con il Rennes, il tecnico Spalletti ha deciso di rivoluzionare la tattica bianconera, optando molto probabilmente per una difesa a tre. Gatti, Bremer e uno tra Kelly e Lucumì dovrebbero formare il trio difensivo davanti a Vicario, con il difensore inglese in pole position per una maglia da titolare. Sulle fasce agiranno Kalulu e Celik, mentre a centrocampo i favoriti per una maglia da titolare sono Koopmeiners e Douglas Luiz. Il compito di supporto alla coppia d'attacco Woltemade e Kolo Muani sarà affidato a McKennie, schierato come trequartista. Probabile formazione della Juventus (3-4-1-2): Vicario; Gatti, Bremer, Kelly; Kalulu, Douglas Luiz, Koopmeiners, Celik; McKennie; Woltemade, Kolo Muani. Allenatore: Spalletti

TUTTI GLI ALLENATORI DELLA NAZIONALE ITALIANA: L'ELENCO COMPLETO IN ORDINE CRONOLOGICO Tutti gli allenatori della nazionale italiana hanno ereditato una panchina sulla quale un solo torneo può cambiare il giudizio su un intero ciclo. Dal 1910 si contano 24 commissari tecnici unici, oltre alle commissioni e alle gestioni condivise che hanno segnato soprattutto i primi decenni. Oggi il CT è Roberto Mancini, tornato il 28 luglio 2026 dopo il primo mandato del 2018-2023. Tra i suoi predecessori ci sono i tre allenatori dei quattro titoli mondiali: Vittorio Pozzo, Enzo Bearzot e Marcello Lippi. Ma la storia azzurra comprende anche incarichi provvisori durati appena due partite. TUTTI GLI ALLENATORI DELLA NAZIONALE ITALIANA IN ORDINE CRONOLOGICO Andiamo a vedere uno per uno gli allenatori della nazionale italiana di calcio e le commissioni tecniche in questa pratica tabella riassuntiva fornita dagli esperti del chirurgodelbet. Periodo Allenatore Partite Vittorie Pareggi Sconfitte Risultato migliore 1910-1911 U. Meazza, Recalcati, Crivelli, Camperio e Gama 3 1 0 2 6-2 alla Francia 1911 U. Meazza, Camperio, Livio e Beni 3 0 2 1 Solo amichevoli 1912 Armano, Goodley, Pasteur, Calì, Servetto, Mégard e Camperio; allenatore U. Meazza 1 0 0 1 Solo amichevoli 1912 Vittorio Pozzo 3 1 0 2 Una vittoria ai Giochi 1912 1912-1913 Goodley, U. Meazza, Ferraris, Armano, Faroppa, Baruffini e Pedroni 2 0 0 2 Solo amichevoli 1913 Stessa commissione; allenatore William Garbutt 2 1 0 1 Solo amichevoli 1914 U. Meazza, Pasteur, Rietmann, Resegotti, Calì, Pedroni e Armano; allenatore William Garbutt 4 2 2 0 Imbattuta nelle quattro gare 1915 Scamoni, Laugeri, Armano, Pasteur, Calì, Rietmann e Resegotti 1 1 0 0 3-1 alla Svizzera 1920 (gen.) Mauro, Pasteur, Hess, Varisco, Varetto e Terzolo; allenatore Nino Resegotti 1 1 0 0 9-4 alla Francia 1920 (mar.) Mauro, Pasteur, Terzolo e Varisco; allenatore Giuseppe Milano 1 0 0 1 Solo amichevoli 1920 (mag.) Calì, Rietmann, Bianchi e Minoli; allenatore Giuseppe Milano 1 0 1 0 Solo amichevoli 1920 (ago-set.) U. Meazza, Minoli, G. Milano, Calì e Bertazzoni 4 2 0 2 Due vittorie ai Giochi 1920 1921 (feb-mar.) Mauro, Calì, U. Meazza, Pozzo, G. Milano e Campi 2 2 0 0 Due vittorie in due gare 1921 (mag.) U. Meazza, G. Milano e Terzolo 2 1 1 0 Solo amichevoli 1921 (nov.) Resegotti, Agostini e Galletti; allenatore Antonio Cevenini 1 0 1 0 Solo amichevoli 1922 (gen-mag.) Resegotti, Agostini, Galletti, U. Meazza e Marengo 3 1 2 0 Imbattuta nelle tre gare 1922-1923 U. Meazza, Galletti e Rangone 5 1 3 1 Solo amichevoli 1924 (gen.) U. Meazza, Rangone, Galletti, Argento e Agostini 1 0 0 1 Solo amichevoli 1924 (mar-giu.) Vittorio Pozzo 5 2 1 2 Quarti ai Giochi 1924 1924-1925 Rangone, G. Milano e Baccani 6 2 1 3 7-0 alla Francia 1925-1928 Augusto Rangone 24 12 7 5 Bronzo olimpico 1928 1928-1929 Carlo Carcano 6 3 1 2 3-2 alla Svizzera 1929-1948 Vittorio Pozzo 87 60 16 11 Mondiali 1934 e 1938 1949-1950 Ferruccio Novo, Bardelli, Copernico e Biancone 9 5 1 3 Gironi Mondiale 1950 1951 Beretta, Busini e Combi 5 2 3 0 Imbattuta nelle cinque gare 1952-1953 Beretta; allenatore Giuseppe Meazza 8 2 2 4 Ottavi ai Giochi 1952 1953-1954 Lajos Czeizler e Schiavio; allenatore Silvio Piola 7 5 0 2 Gironi Mondiale 1954 1954-1956 Marmo, Pasquale, Tentorio e Schiavio; allenatore Alfredo Foni 12 7 1 4 Coppa Internazionale, nessun titolo 1957-1958 Pasquale, Schiavio, Tentorio, Marmo e Biancone; allenatore Alfredo Foni 7 2 1 4 2ª nel girone mondiale 1958 (nov.) Mocchetti, Biancone e Giuseppe Viani 1 0 1 0 2-2 con la Francia 1958-1959 Giovanni Ferrari, Mocchetti e Biancone 5 0 4 1 Coppa Internazionale, nessun titolo 1960 Giuseppe Viani 2 1 0 1 3-0 alla Svizzera 1960-1961 Giovanni Ferrari 6 4 0 2 Qualificazione al Mondiale 1962 1962 Giovanni Ferrari e Paolo Mazza 5 3 1 1 Gironi Mondiale 1962 1962-1966 Edmondo Fabbri 29 18 6 5 Gironi Mondiale 1966 1966-1967 Helenio Herrera e Ferruccio Valcareggi 4 3 1 0 Imbattuta nelle quattro gare 1967-1974 Ferruccio Valcareggi 54 28 20 6 Europeo 1968 1974-1975 Fulvio Bernardini 6 1 2 3 Qualificazioni europee 1975-1977 Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot 16 11 2 3 Avvio qualificazioni Mondiale 1978 1977-1986 Enzo Bearzot 88 40 26 22 Mondiale 1982 1986-1991 Azeglio Vicini 54 32 15 7 3° al Mondiale 1990 1991-1996 Arrigo Sacchi 53 34 11 8 Finale Mondiale 1994 1996-1998 Cesare Maldini 20 10 8 2 Quarti Mondiale 1998 1998-2000 Dino Zoff 23 11 7 5 Finale Europeo 2000 2000-2004 Giovanni Trapattoni 44 25 12 7 Ottavi Mondiale 2002 2004-2006 Marcello Lippi 29 17 10 2 Mondiale 2006 2006-2008 Roberto Donadoni 23 13 5 5 Quarti Europeo 2008 2008-2010 Marcello Lippi 27 11 11 5 Gironi Mondiale 2010 2010-2014 Cesare Prandelli 56 23 20 13 Finale Europeo 2012 2014-2016 Antonio Conte 25 14 7 4 Quarti Europeo 2016 2016-2017 Gian Piero Ventura 16 9 4 3 Spareggio mondiale 2017 2018 Luigi Di Biagio (ad interim) 2 0 1 1 1-1 con l'Inghilterra 2018-2023 Roberto Mancini 61 37 15 9 Europeo 2020, giocato nel 2021 2023-2025 Luciano Spalletti 24 12 6 6 Quarti Nations League 2025 2025-2026 Gennaro Gattuso 8 6 1 1 Finale playoff mondiali 2026 2026 Silvio Baldini (ad interim) 2 2 0 0 Due vittorie in due gare Da luglio 2026 Roberto Mancini 4 2 1 1 Nations League in corso Vi forniamo questa tabella con dati aggiornati al 20 ottobre 2026. Il tutto lo potete constatare nell’ archivio dei CT FIGC [https://www.figc.it/it/full-html?path=%2Fnazionali%2Fpalmares-storia%2Fct-nazionale-maschile-1910-oggi], statistiche federali [https://www.figc.it/it/nazionali/news/la-guida-tecnica-degli-azzurri-1910-2023-commissioni-e-commissari-le-curiosita-ogdv391k] e referti. I rigori non modificano il bilancio: valgono i risultati dopo gli eventuali supplementari. LE COMMISSIONI TECNICHE E I PRIMI CT Il 15 maggio 1910 l'Italia debutta battendo la Francia 6-2. Seleziona la squadra una commissione di cinque arbitri, con Umberto Meazza anche preparatore: non è Giuseppe, il futuro campione del mondo. Pozzo diventa commissario unico per i Giochi del 1912. Tornano poi le commissioni, affiancate dall'inglese William Garbutt per sei incontri nel 1913-1914. Augusto Rangone conquista il bronzo olimpico del 1928; gli succede Carlo Carcano. L'ERA DI VITTORIO POZZO E I DUE MONDIALI Pozzo guida l'Italia nel 1912, nel 1924 e dal 1929 al 1948: 95 partite da CT unico e 63 vittorie. Nel 1934 batte la Cecoslovacchia in finale; quattro anni dopo supera l'Ungheria e difende il titolo mondiale. Nessun altro allenatore ha vinto due Mondiali maschili. Tra i due successi arriva l'oro olimpico di Berlino 1936. Completano il palmarès le Coppe Internazionali del 1930 e del 1935. Meazza, Piola e Schiavio sono alcuni dei protagonisti di quelle squadre: nomi che ricorrono anche nelle classifiche di presenze e marcatori della nazionale italiana. DAL DOPOGUERRA A BEARZOT Nel dopoguerra si alternano commissioni e tecnici come Foni, Viani e Ferrari. Il ciclo di Edmondo Fabbri termina contro la Corea del Nord al Mondiale 1966. Ferruccio Valcareggi vince poi l'Europeo 1968 e raggiunge la finale mondiale del 1970. Seguono Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot, inizialmente insieme. Bearzot diventa responsabile unico nel 1977 e conquista il Mondiale 1982. Le sue panchine sono 88 da solo, 104 includendo le 16 con Bernardini. DA VICINI A SACCHI E TRAPATTONI Azeglio Vicini raggiunge la semifinale europea del 1988 e il terzo posto a Italia 1990. Gli subentra Arrigo Sacchi, il tecnico che ha allenato la nazionale italiana dal 1991 al 1996: 53 partite e 34 vittorie. A USA '94 arriva in finale grazie anche ai cinque gol di Roberto Baggio. Contro il Brasile ritrova Franco Baresi, il capitano del Milan [https://chirurgodelbet.com/news/franco-baresi-gli-episodi-della-carriera-del-leggendario-capitano-del-milan/], rientrato dopo l'operazione al ginocchio. L'Italia resiste per 120 minuti, poi perde ai rigori. Seguono Cesare Maldini, ai quarti del Mondiale 1998, e Dino Zoff, finalista europeo nel 2000. Giovanni Trapattoni esce agli ottavi del Mondiale 2002 e ai gironi di Euro 2004. GLI ALLENATORI DELLA NAZIONALE ITALIANA NEGLI ULTIMI 20 ANNI Dal 2006 al 2026 si alternano dieci allenatori diversi, con due ritorni e due incarichi ad interim. Gli ultimi allenatori della nazionale italiana attraversano il titolo mondiale di Berlino, quello europeo di Wembley e tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali. MARCELLO LIPPI (2004-2006) Il ciclo comincia nel 2004 e si chiude nel luglio 2006: 29 partite, 17 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte. Lippi costruisce una squadra capace di cambiare assetto senza perdere compattezza. In Germania l'Italia subisce soltanto due gol e trova reti da dieci giocatori diversi. La semifinale con i tedeschi si decide nei supplementari; la finale con la Francia ai rigori. Dopo il quarto titolo mondiale, Lippi lascia l'incarico per propria scelta. Il suo primo mandato termina quindi al punto più alto, con Cannavaro che solleva la coppa a Berlino. ROBERTO DONADONI (2006-2008) Donadoni raccoglie l'eredità dei campioni del mondo e guida l'Italia per 23 incontri: 13 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. La qualificazione a Euro 2008 arriva con il successo per 2-1 in Scozia. Nella fase finale, dopo il pesante esordio contro i Paesi Bassi, gli azzurri passano il girone battendo la Francia. Ai quarti trovano la Spagna: lo 0-0 dura fino al termine dei supplementari, poi prevalgono gli spagnoli ai rigori. La FIGC chiude il rapporto il 26 giugno 2008 e richiama Lippi. Per Donadoni resta il limite dei quarti europei. MARCELLO LIPPI (2008-2010) Il secondo mandato dura 27 partite, con 11 vittorie, 11 pareggi e 5 sconfitte. Lippi torna affidandosi a diversi protagonisti del 2006, ma il nuovo ciclo non riproduce la solidità del precedente. L'Italia esce ai gironi della Confederations Cup 2009 e ottiene comunque la qualificazione al Mondiale successivo. In Sudafrica pareggia con Paraguay e Nuova Zelanda, poi perde 3-2 contro la Slovacchia: chiude ultima nel gruppo, senza vittorie. L'addio era già previsto prima del torneo, con Prandelli individuato come successore. La chiusura coincide con l'eliminazione del 24 giugno 2010. CESARE PRANDELLI (2010-2014) Prandelli guida la Nazionale per 56 partite: 23 vittorie, 20 pareggi e 13 sconfitte. Il risultato principale è la finale di Euro 2012, raggiunta dopo aver eliminato Inghilterra e Germania. La doppietta di Balotelli ai tedeschi resta la partita simbolo di quel percorso, chiuso con il 4-0 subito dalla Spagna. Nel 2013 arriva il terzo posto nella Confederations Cup. Il Mondiale brasiliano comincia con una vittoria sull'Inghilterra, ma le successive sconfitte contro Costa Rica e Uruguay eliminano l'Italia. Prandelli si dimette il 24 giugno 2014, assumendosi la responsabilità del risultato sportivo. ANTONIO CONTE (2014-2016) Conte conclude il biennio con 25 partite, 14 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte. A Euro 2016 porta un'Italia molto organizzata, costruita sulla difesa juventina e sul lavoro degli esterni. Batte il Belgio nel girone e la Spagna agli ottavi, entrambe per 2-0. Ai quarti pareggia 1-1 con la Germania prima dell'eliminazione ai rigori. Il risultato non modifica una decisione già presa: Conte lascia alla scadenza del contratto per allenare il Chelsea. Il suo ciclo si distingue per la capacità di dare un'identità riconoscibile alla squadra, anche contro avversari tecnicamente superiori. GIAN PIERO VENTURA (2016-2017) Ventura disputa 16 incontri, con 9 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte. Il bilancio numerico racconta solo una parte del suo mandato. L'Italia arriva seconda nel girone mondiale dietro la Spagna e deve affrontare lo spareggio con la Svezia. Perde 1-0 a Solna e non va oltre lo 0-0 a Milano: manca così la qualificazione a Russia 2018, sessant'anni dopo la precedente esclusione del 1958. La FIGC lo solleva dall'incarico il 15 novembre 2017. Il secondo posto nelle qualificazioni resta il miglior piazzamento di un ciclo senza partecipazioni a fasi finali. LUIGI DI BIAGIO (2018, AD INTERIM) Di Biagio assume l'incarico provvisorio nel febbraio 2018, mentre è alla guida dell'Under 21. Disputa due amichevoli a marzo: una sconfitta e un pareggio. L'Argentina vince 2-0 a Manchester; contro l'Inghilterra, a Wembley, l'Italia recupera con un rigore di Lorenzo Insigne e chiude sull'1-1. Non c'è una competizione da preparare nell'immediato, perché gli azzurri sono esclusi dal Mondiale. Il suo compito è accompagnare la transizione dopo Ventura. Terminato l'interim, torna a concentrarsi sull'Under 21: a maggio la panchina della nazionale maggiore passa a Roberto Mancini. ROBERTO MANCINI (2018-2023) Il primo mandato di Mancini comprende 61 partite: 37 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte. L'Italia cambia volto, cerca il possesso e conquista Euro 2020, disputato nel 2021, superando l'Inghilterra ai rigori a Wembley. Tra il 2018 e il 2021 resta imbattuta per 37 incontri, record della storia azzurra. Arrivano anche due terzi posti in Nations League, nel 2021 e nel 2023. Il percorso comprende però l'esclusione dal Mondiale 2022, dopo il ko nello spareggio con la Macedonia del Nord. Mancini presenta le dimissioni nell'agosto 2023, comunicate dalla FIGC il giorno 13. LUCIANO SPALLETTI (2023-2025) Spalletti entra in carica nel settembre 2023 e chiude con 24 incontri, 12 vittorie, 6 pareggi e 6 sconfitte. Ottiene la qualificazione a Euro 2024, ma in Germania l'Italia esce agli ottavi contro la Svizzera. La successiva Nations League porta una vittoria in Francia e l'accesso ai quarti, dove prevalgono i tedeschi. A giugno 2025 il 3-0 subito dalla Norvegia all'inizio delle qualificazioni mondiali determina l'esonero. Spalletti rimane in panchina per la successiva vittoria sulla Moldova, ultima gara del mandato. Gli ottavi europei e i quarti di Nations League sono i principali piazzamenti. GENNARO GATTUSO (2025-2026) Nominato nel giugno 2025, Gattuso debutta a settembre e totalizza 8 partite: 6 vittorie, un pareggio e una sconfitta. L'Italia conclude seconda nel girone di qualificazione mondiale, dietro la Norvegia. Nei playoff supera l'Irlanda del Nord per 2-0, ma perde ai rigori la finale con la Bosnia ed Erzegovina, dopo l'1-1 dei supplementari. Per questo il bilancio statistico registra un pareggio, pur trattandosi dell'eliminazione decisiva. Il mandato termina il 3 aprile 2026 con la risoluzione consensuale del contratto, dopo il mancato raggiungimento dell'obiettivo mondiale. La finale dei playoff resta il traguardo del suo breve ciclo. SILVIO BALDINI (2026, AD INTERIM) Baldini viene scelto nell'aprile 2026 per guidare la nazionale maggiore nelle due amichevoli di giugno. Il tecnico dell'Under 21 porta un gruppo ricco di giovani e chiude con due vittorie in due partite, entrambe per 1-0. Francesco Pio Esposito decide prima la trasferta in Lussemburgo e poi quella in Grecia, dove gli azzurri difendono il vantaggio anche in inferiorità numerica. Non partecipa a tornei ufficiali. Il suo incarico nasce come soluzione temporanea e si esaurisce dopo quei due test; il successivo ciclo viene affidato a Mancini, mentre Baldini prosegue il lavoro con l'Under 21. ROBERTO MANCINI (DAL LUGLIO 2026) Mancini torna ufficialmente il 28 luglio 2026. Al 20 ottobre ha diretto 4 partite, con 2 vittorie, un pareggio e una sconfitta. Il debutto in Nations League porta il ko con il Belgio; seguono il 4-1 in Turchia, l'1-1 in Francia e il 3-1 sui turchi a Bologna. L'Italia sale così a sette punti nel girone. È un mandato ancora aperto, senza un piazzamento finale da registrare. Le sue panchine complessive diventano 65, ma i numeri di questo ritorno restano separati da quelli del primo ciclo, concluso nel 2023. I CT PIÙ VINCENTI DELLA STORIA AZZURRA Vittorio Pozzo è il CT più vincente: cinque trofei e 63 vittorie da responsabile unico. Ai due Mondiali aggiunge l'oro olimpico e due Coppe Internazionali. Gli altri quattro allenatori titolati sono Valcareggi, campione d'Europa nel 1968; Bearzot, campione del mondo nel 1982; Lippi, vincitore nel 2006; Mancini, campione europeo nel 2021. Cicli legati a molti dei 10 giocatori italiani più forti della storia [https://chirurgodelbet.com/news/i-10-giocatori-italiani-piu-forti-della-storia-del-calcio/]. Per vittorie in gestione esclusiva, dopo Pozzo vengono Bearzot con 40, Mancini con 39 nei due mandati e Sacchi con 34. DOMANDE FREQUENTI Quanti allenatori ha avuto la Nazionale italiana? Ad oggi si contano 24 CT unici, considerando una sola volta chi è tornato in carica. Il conteggio distingue questi incarichi dalle commissioni tecniche, dalle coppie e dagli allenatori che lavoravano sotto una gestione collegiale. La Nazionale italiana ha avuto allenatori stranieri? Sì. L'inglese William Garbutt la allenò per sei partite nel 1913-1914. L'ungherese Lajos Czeizler fece parte della commissione del 1953-1954; Helenio Herrera, argentino naturalizzato francese, condivise la guida con Valcareggi nel 1966-1967. Erano incarichi con responsabilità differenti. Chi ha allenato l'Italia negli ultimi 20 anni? Dal 2006: Lippi, Donadoni, ancora Lippi, Prandelli, Conte, Ventura, Di Biagio, Mancini, Spalletti, Gattuso, Baldini e nuovamente Mancini. Sono dieci persone diverse per dodici periodi di gestione. Quale CT ha vinto più Mondiali con l'Italia? Vittorio Pozzo, vincitore nel 1934 e nel 1938. Bearzot ha conquistato il titolo del 1982, Lippi quello del 2006. Pozzo resta l'unico allenatore ad aver vinto due Mondiali maschili, anche considerando tutte le altre nazionali.

Triplete: cos'è e tutte le squadre che l'hanno fatto nella storia Il triplete dell’Inter arriva il 22 maggio 2010, con Diego Milito che segna due volte al Bayern Monaco e consegna ai nerazzurri una coppa attesa da 45 anni. Scudetto, Coppa Italia e Champions League finiscono nella stessa bacheca, nella stessa stagione: è il tris che definisce il triplete europeo. Quella di Madrid è però una tappa di una storia cominciata con il Celtic nel 1967 e proseguita fino al PSG del 2025. In tutto ci sono riusciti nove club, per undici volte, con Barcellona e Bayern Monaco capaci di ripetere l’impresa. COS'È IL TRIPLETE: SIGNIFICATO E ORIGINE DEL TERMINE La parola triplete viene dallo spagnolo e indica un triplice successo; in inglese si usa treble. Nel calcio italiano si è diffusa soprattutto con le vittorie del Barcellona nel 2009 e dell’Inter nel 2010. Il triplete europeo comprende il campionato di prima divisione, la principale coppa nazionale e la Champions League, tutti vinti nella stessa annata. Per le stagioni precedenti al cambio di denominazione del torneo europeo, si considera la Coppa dei Campioni. La distinzione conta quando si confrontano i palmarès. Vincere campionato, coppa e supercoppa permette di chiudere con tre titoli, ma non completa il triplete classico. Nei paesi che disputano anche una coppa di lega, il posto della coppa nazionale principale rimane distinto: in Inghilterra, per esempio, il tris europeo comprende la FA Cup. Esistono inoltre triplete nazionali e combinazioni con altre coppe continentali, che appartengono a elenchi differenti. TUTTE LE SQUADRE CHE HANNO FATTO IL TRIPLETE Dal 1966/67 al 2025/26 il bilancio è di undici triplete europei. Barcellona e Bayern Monaco compaiono due volte ciascuno, perciò i club sono nove. La tabella riporta i tre trofei necessari per il riconoscimento, anche quando la squadra ne ha conquistati altri. Stagione Squadra Paese Allenatore Trofei vinti 1966/67 Celtic Scozia Jock Stein Campionato scozzese, Scottish Cup, Coppa dei Campioni 1971/72 Ajax Paesi Bassi Ștefan Kovács Eredivisie, Coppa dei Paesi Bassi, Coppa dei Campioni 1987/88 PSV Eindhoven Paesi Bassi Guus Hiddink Eredivisie, Coppa dei Paesi Bassi, Coppa dei Campioni 1998/99 Manchester United Inghilterra Alex Ferguson Premier League, FA Cup, Champions League 2008/09 Barcellona Spagna Pep Guardiola Liga, Coppa del Re, Champions League 2009/10 Inter Italia José Mourinho Serie A, Coppa Italia, Champions League 2012/13 Bayern Monaco Germania Jupp Heynckes Bundesliga, Coppa di Germania, Champions League 2014/15 Barcellona Spagna Luis Enrique Liga, Coppa del Re, Champions League 2019/20 Bayern Monaco Germania Hansi Flick Bundesliga, Coppa di Germania, Champions League 2022/23 Manchester City Inghilterra Pep Guardiola Premier League, FA Cup, Champions League 2024/25 PSG Francia Luis Enrique Ligue 1, Coppa di Francia, Champions League Nel 2025/26 il PSG ha rivinto la Champions League, superando l'Arsenal ai rigori. L'eliminazione dalla Coppa di Francia contro il Paris FC aveva però già escluso un secondo triplete consecutivo. L'INTER DEL TRIPLETE: L'UNICA ITALIANA L'Inter del triplete occupa un posto distinto nella storia del calcio italiano. Nessun'altra squadra della Serie A ha vinto le tre competizioni nella stessa stagione. Se la classifica perpetua della Serie A [https://chirurgodelbet.com/news/classifica-perpetua-serie-a-le-squadre-che-hanno-fatto-piu-punti/] misura la continuità attraverso i decenni, il 2009/10 concentra in pochi mesi il punto più alto della squadra di Mourinho: lo scudetto, la Coppa Italia e il ritorno sul trono d'Europa dopo 45 anni. LA STAGIONE 2009/10 DI MOURINHO L'Inter di Mourinho cambia volto nell'estate 2009. Parte Zlatan Ibrahimović, arrivano Samuel Eto'o, Diego Milito, Wesley Sneijder, Lúcio e Thiago Motta. A gennaio si aggiunge Goran Pandev. I nuovi acquisti diventano subito centrali, accanto a Javier Zanetti, Esteban Cambiasso, Walter Samuel e Júlio César. La corsa si decide in diciassette giorni. Il 5 maggio Milito firma l'1-0 sulla Roma nella finale di Coppa Italia. Il 16 maggio segna ancora, a Siena: l'Inter vince 1-0 e chiude il campionato a 82 punti, davanti ai giallorossi. Il 22 maggio arriva la Champions. Milito conclude la stagione con 30 reti, 22 in campionato. Non vince la classifica dei capocannonieri della Serie A [https://chirurgodelbet.com/news/capocannonieri-serie-a-albo-doro-e-record/], guidata da Antonio Di Natale con 29 gol, ma segna in tutte e tre le partite che assegnano i trofei all'Inter. Eto'o aggiunge un primato personale: aveva appena centrato lo stesso tris con il Barcellona nel 2008/09. LA FINALE DI MADRID: INTER-BAYERN DEL 22 MAGGIO 2010 La finale di Champions del 2010 si gioca al Santiago Bernabéu. Di fronte c'è il Bayern di Louis van Gaal, che ha già vinto Bundesliga e coppa nazionale: anche per i tedeschi la partita vale il triplete. Milito sblocca il risultato al 35° minuto, dopo uno scambio con Sneijder. Nella ripresa Júlio César ferma Müller, poi al 70° l'argentino riceve da Eto'o, punta Van Buyten e trova il secondo gol con un destro sul secondo palo. Il 2-0 consegna all'Inter la terza Coppa dei Campioni della sua storia. Il 22 maggio 2010 resta soprattutto l'immagine di Zanetti che solleva la coppa. Per arrivarci, i nerazzurri hanno eliminato Chelsea, CSKA Mosca e Barcellona: contro i catalani sono bastati il 3-1 di San Siro e la resistenza del ritorno, perso 1-0 giocando a lungo in inferiorità numerica. LA FORMAZIONE DELL'INTER DEL TRIPLETE La formazione dell'Inter nella finale di Madrid parte dal 4-2-3-1, con Zanetti accanto a Cambiasso e Chivu terzino sinistro. Thiago Motta è assente per squalifica. * Portiere: Júlio César. * Difensori: Maicon, Lúcio, Walter Samuel, Cristian Chivu. * Centrocampisti: Javier Zanetti, Esteban Cambiasso. * Alle spalle della punta: Samuel Eto'o, Wesley Sneijder, Goran Pandev. * Centravanti: Diego Milito. * Allenatore: José Mourinho. Durante la partita entrano Dejan Stanković, Sulley Muntari e Marco Materazzi. La rosa dell'Inter del triplete comprende anche Mario Balotelli, Iván Córdoba, Francesco Toldo e McDonald Mariga, tutti in panchina a Madrid. La formazione della finale resta la più ricordata, ma Mourinho cambia uomini e disposizione durante la stagione, soprattutto per adattarsi agli avversari nelle coppe. GLI ALTRI TRIPLETE NELLA STORIA Tra le squadre più titolate al mondo [https://chirurgodelbet.com/news/le-squadre-piu-titolate-al-mondo-la-classifica-dei-club-con-piu-trofei/] figurano diversi club di questo elenco. Il triplete, però, dipende dall'incastro di una singola stagione: un campionato dominato può non bastare se una finale o un turno a eliminazione diretta interrompono la corsa. CELTIC: IL PRIMO TRIPLETE NEL 1967 Il Celtic di Jock Stein apre la lista nel 1966/67. A Lisbona rimonta l'Inter di Helenio Herrera: al rigore di Sandro Mazzola rispondono Tommy Gemmell e Stevie Chalmers. Finisce 2-1, con la prima Coppa dei Campioni conquistata da un club britannico. I Lisbon Lions avevano vinto anche campionato e Scottish Cup. Il loro bottino comprende inoltre la coppa di lega scozzese: la stagione del primo triplete europeo vale quindi quattro grandi trofei. AJAX: IL CALCIO TOTALE DEL 1972 L'Ajax del 1971/72 è guidato da Ștefan Kovács, subentrato a Rinus Michels. Johan Cruyff rimane il centro della squadra, che aggiunge la Coppa dei Campioni a Eredivisie e coppa nazionale. La finale di Rotterdam si decide con una sua doppietta: 2-0 all'Inter. Per gli olandesi è la seconda di tre Coppe dei Campioni consecutive, ma soltanto l'annata centrale coincide con il triplete. PSV EINDHOVEN: IL TRIPLETE DEL 1988 Nel 1987/88 il PSV di Guus Hiddink vince campionato e coppa dei Paesi Bassi, poi affronta il Benfica nella finale europea di Stoccarda. Dopo 120 minuti il risultato è ancora 0-0 e servono i rigori. Hans van Breukelen para il tentativo decisivo di António Veloso. Il PSV conquista la Coppa dei Campioni e completa il tris: sedici anni dopo l'Ajax, il calcio olandese porta un secondo club nell'elenco. MANCHESTER UNITED: LA RIMONTA DEL 1999 Il triplete del Manchester United prende forma negli ultimi minuti della finale al Camp Nou. Il Bayern conduce 1-0, ma nel recupero Teddy Sheringham pareggia e Ole Gunnar Solskjær firma il 2-1. La squadra di Alex Ferguson aveva già conquistato la Premier League e battuto il Newcastle 2-0 nella finale di FA Cup. I due attaccanti entrati dalla panchina completano così il primo triplete europeo di un club inglese. BARCELLONA: DUE TRIPLETE CON GUARDIOLA E LUIS ENRIQUE Il primo triplete del Barcellona arriva nel 2008/09, alla prima stagione di Pep Guardiola sulla panchina della prima squadra. Alla Liga e alla Coppa del Re si aggiunge la Champions vinta a Roma: Eto'o e Messi segnano il 2-0 sul Manchester United. Nel 2014/15 Luis Enrique ripete l'impresa con l'attacco formato da Messi, Luis Suárez e Neymar. A Berlino i catalani battono la Juventus 3-1 e diventano il primo club a conquistare due triplete. Nel frattempo sono cambiati allenatore e interpreti, ma Messi, Xavi e Iniesta fanno parte di entrambe le squadre. BAYERN MONACO: I SUCCESSI DEL 2013 E DEL 2020 Il Bayern di Jupp Heynckes vince il primo triplete tedesco nel 2012/13. A Wembley supera il Borussia Dortmund 2-1 con il gol decisivo di Robben. La coppa nazionale arriva una settimana dopo, grazie al 3-2 sullo Stoccarda, e completa il tris iniziato con la Bundesliga. Nel 2019/20 tocca alla squadra di Hansi Flick. La Champions si conclude a Lisbona, con la fase finale riorganizzata per la pandemia: Coman decide l'1-0 sul PSG. Il Bayern vince tutte le undici partite disputate nel torneo e affianca il Barcellona a quota due triplete. MANCHESTER CITY: IL 2023 DI GUARDIOLA Il Manchester City completa il triplete nel 2022/23. Dopo la Premier League e il 2-1 sul Manchester United in finale di FA Cup, manca la prima Champions della sua storia. A Istanbul basta il gol di Rodri per battere l'Inter 1-0. Guardiola diventa il primo allenatore a conquistare il triplete europeo con due club diversi, quattordici anni dopo il successo con il Barcellona. Manchester è anche la prima città ad avere due squadre capaci di riuscirci. PSG: IL PRIMO TRIPLETE FRANCESE NEL 2025 Il triplete del PSG arriva nel 2024/25 con Luis Enrique. I parigini vincono la Ligue 1, battono il Reims 3-0 nella finale di Coppa di Francia e il 31 maggio travolgono l'Inter 5-0 a Monaco. Segnano Hakimi, Doué due volte, Kvaratskhelia e Mayulu. È la prima Champions del club e il primo triplete europeo per una squadra francese. Luis Enrique raggiunge Guardiola tra gli allenatori capaci di ottenere il tris con due società diverse, dopo averlo già centrato a Barcellona nel 2015. OLTRE IL TRIPLETE: IL SEXTETE DEL BARCELLONA E DEL BAYERN Il sextete porta a sei il conto dei trofei: al triplete si aggiungono supercoppa nazionale, Supercoppa UEFA e titolo mondiale per club. Il Barcellona del 2009 è il primo a completarlo. Dopo i tre successi della primavera conquista le due supercoppe e il Mondiale per club, chiudendo l'anno solare con sei titoli. Il Bayern del 2020 raggiunge lo stesso traguardo con una particolarità di calendario. Il Mondiale per club dell'edizione 2020 viene disputato nel febbraio 2021: il successo per 1-0 sul Tigres, l'11 febbraio, completa la serie. I sei trofei non arrivano quindi tutti nello stesso anno solare. Anche il PSG nel 2025 conquista sei titoli: Ligue 1, Coppa di Francia, Champions League, Trophée des Champions, Supercoppa UEFA e Coppa Intercontinentale FIFA. Quest'ultima è distinta dal nuovo Mondiale per club a 32 squadre. Il sextete dei parigini si completa nello stesso anno solare, come era accaduto al Barcellona. DOMANDE FREQUENTI Quante squadre hanno fatto il triplete? Nel calcio europeo maschile sono nove, per undici successi complessivi fino alla stagione 2025/26. Barcellona e Bayern Monaco lo hanno conquistato due volte ciascuno; gli altri sette club una volta. Quale squadra italiana ha fatto il triplete? L'unica è l'Inter di José Mourinho nel 2009/10. Ha vinto Coppa Italia, Serie A e Champions League, completando l'impresa il 22 maggio 2010 con il 2-0 sul Bayern Monaco. Chi ha vinto più triplete? Barcellona e Bayern Monaco condividono il primato con due. I catalani ci sono riusciti nel 2008/09 e nel 2014/15, i bavaresi nel 2012/13 e nel 2019/20. Il PSG ha fatto il triplete anche nel 2026? No. Ha conquistato la Champions League 2025/26, ma era stato eliminato dalla Coppa di Francia dal Paris FC il 12 gennaio 2026. Il suo triplete resta quello della stagione 2024/25.

NAZIONALE ITALIANA: I GIOCATORI CON PIÙ PRESENZE E I MIGLIORI MARCATORI DI SEMPRE Il record di presenze della nazionale italiana appartiene a Gianluigi Buffon, con 176 partite; quello dei gol a Gigi Riva, autore di 35 reti in 42 incontri. Due traguardi ancora lontani per gli azzurri di oggi: Donnarumma si avvicina alle cento presenze, mentre nessun attaccante delle ultime generazioni ha toccato quota trenta gol. Alle spalle dei primatisti ci sono molti dei 10 giocatori italiani più forti della storia [https://chirurgodelbet.com/news/i-10-giocatori-italiani-piu-forti-della-storia-del-calcio/], ma anche qualche sorpresa. Daniele De Rossi, per esempio, ha segnato più di Paolo Rossi. E Francesco Totti non compare nelle prime venti posizioni di nessuna delle due classifiche. CLASSIFICA PRESENZE NAZIONALE ITALIANA: I PRIMI 20 POSTI La soglia d’ingresso tra i primi venti posti è di 73 presenze: a pari merito figurano cinque giocatori. Il gruppo dei centenari è invece fermo a otto giocatori: due portieri, quattro difensori e due centrocampisti. Alessandro Del Piero è il primo attaccante, all’undicesimo posto con 91 partite. La graduatoria comprende gli incontri della nazionale maggiore maschile, incluse le amichevoli riconosciute: le convocazioni senza ingresso in campo non aumentano il totale. Posizione Giocatore Ruolo Presenze Anni in azzurro 1 Gianluigi Buffon Portiere 176 1997-2018 2 Fabio Cannavaro Difensore 136 1997-2010 3 Paolo Maldini Difensore 126 1988-2002 4 Leonardo Bonucci Difensore 121 2010-2023 5 Giorgio Chiellini Difensore 117 2004-2022 5 Daniele De Rossi Centrocampista 117 2004-2017 7 Andrea Pirlo Centrocampista 116 2002-2015 8 Dino Zoff Portiere 112 1968-1983 9 Gianluca Zambrotta Difensore 98 1999-2010 10 Giacinto Facchetti Difensore 94 1963-1977 11 Alessandro Del Piero Attaccante 91 1995-2008 12 Gianluigi Donnarumma Portiere 87 2016-in attività 13 Franco Baresi Difensore 81 1982-1994 13 Giuseppe Bergomi Difensore 81 1982-1998 13 Marco Tardelli Centrocampista 81 1976-1985 16 Demetrio Albertini Centrocampista 79 1991-2002 17 Alessandro Nesta Difensore 78 1996-2006 17 Gaetano Scirea Difensore 78 1975-1986 19 Giancarlo Antognoni Centrocampista 73 1974-1983 19 Nicolò Barella Centrocampista 73 2018-in attività 19 Andrea Barzagli Difensore 73 2004-2017 19 Antonio Cabrini Difensore 73 1978-1987 19 Gennaro Gattuso Centrocampista 73 2000-2010 La maggioranza dei primatisti ha attraversato i Mondiali da protagonista, ma non tutti hanno ricevuto lo stesso premio. Fabio Cannavaro ha alzato la Coppa del Mondo da capitano nel 2006. Paolo Maldini ha disputato quattro Mondiali consecutivi, dal 1990 al 2002, senza vincerli: nel 1994 si è fermato soltanto ai rigori della finale contro il Brasile. Più indietro si incontrano tre compagni dell’Italia campione del mondo nel 1982: Franco Baresi, Giuseppe Bergomi e Marco Tardelli, tutti a quota 81. Baresi, però, in quel torneo rimase in panchina: il suo debutto azzurro arrivò pochi mesi dopo. Una medaglia d’oro da campione del mondo, dunque, precede persino la sua prima presenza azzurra. IL RECORD DI PRESENZE DELLA NAZIONALE ITALIANA: GIANLUIGI BUFFON Mosca, ottobre 1997. Gianluca Pagliuca si infortuna durante lo spareggio mondiale contro la Russia e al suo posto entra un portiere di diciannove anni. Buffon comincia così, sotto la neve, una carriera azzurra che si chiuderà contro l’Argentina il 23 marzo 2018. In mezzo ci sono oltre vent’anni e 176 presenze, quaranta più di Cannavaro. Il suo record di presenze in nazionale non nasce da una lunga permanenza tra le riserve. Buffon parte titolare in 172 delle 176 partite e ne conclude 155 senza essere sostituito. La maglia numero uno rimane sua attraverso cambi di allenatore, ricambi generazionali e tornei molto diversi tra loro. Il punto più alto è il Mondiale del 2006: sette partite, cinque senza subire gol. Le uniche due reti incassate sono l’autogol di Cristian Zaccardo contro gli Stati Uniti e il rigore di Zinédine Zidane nella finale con la Francia. Nessun avversario lo batte su azione. La finale di Berlino è uno dei passaggi chiave degli episodi della carriera di Gianluigi Buffon [https://chirurgodelbet.com/news/gianluigi-buffon-gli-episodi-della-carriera-del-portiere-piu-forte-della-storia/]. Le 176 presenze raccontano la durata del suo ciclo azzurro; quelle sette partite il trofeo che lo ha consacrato. DONNARUMMA E I GIOCATORI IN ATTIVITÀ CON PIÙ PRESENZE Le presenze di Donnarumma in nazionale sono 87. È dodicesimo nella graduatoria assoluta e primo tra i calciatori ancora in attività. I prossimi riferimenti sono vicini: Del Piero a 91, Facchetti a 94 e Zambrotta a 98. Per arrivare a cento gli mancano tredici partite. Il confronto con Buffon comincia proprio dal debutto. Il 1° settembre 2016, contro la Francia, Donnarumma entra al suo posto all’inizio della ripresa. Ha 17 anni e 189 giorni: nessun portiere aveva mai esordito così giovane con l’Italia. Dieci anni dopo, quella precocità si traduce in una posizione già importante nella classifica storica. La sua partita più riconoscibile resta però la finale europea di Wembley. L’11 luglio 2021 para i rigori di Jadon Sancho e Bukayo Saka, consegna il titolo all’Italia e viene premiato come miglior giocatore di Euro 2020. Tra i giocatori di movimento spicca Nicolò Barella, con 73 presenze. Il centrocampista ha raggiunto Antognoni, Barzagli, Cabrini e Gattuso. Cinque partite lo separano da Nesta e Scirea: prima dei grandi record, la sua risalita passa da nomi che hanno segnato la storia azzurra. CLASSIFICA MARCATORI NAZIONALE ITALIANA: I PRIMI 20 POSTI Riva, Meazza e Piola sono gli unici azzurri ad aver segnato almeno trenta gol. La classifica marcatori della nazionale italiana conserva quindi un podio interamente occupato da attaccanti del passato. Roberto Baggio e Alessandro Del Piero, entrambi a 27, sono quelli che si sono avvicinati di più nelle generazioni successive. Posizione Giocatore Gol Presenze Media gol 1 Gigi Riva 35 42 0,83 2 Giuseppe Meazza 33 53 0,62 3 Silvio Piola 30 34 0,88 4 Roberto Baggio 27 56 0,48 4 Alessandro Del Piero 27 91 0,30 6 Alessandro Altobelli 25 61 0,41 6 Adolfo Baloncieri 25 47 0,53 6 Filippo Inzaghi 25 57 0,44 9 Francesco Graziani 23 64 0,36 9 Christian Vieri 23 49 0,47 11 Sandro Mazzola 22 70 0,31 12 Daniele De Rossi 21 117 0,18 13 Paolo Rossi 20 48 0,42 14 Roberto Bettega 19 42 0,45 14 Alberto Gilardino 19 57 0,33 16 Ciro Immobile 17 57 0,30 17 Luca Toni 16 47 0,34 17 Gianluca Vialli 16 59 0,27 19 Gino Colaussi 15 26 0,58 19 Julio Libonatti 15 17 0,88 19 Angelo Schiavio 15 21 0,71 Baggio e Del Piero condividono il quarto posto, ma il primo ha segnato i suoi 27 gol in 56 partite, il secondo in 91. Anche Piola merita uno sguardo alla colonna della media: 30 reti in 34 incontri, quasi una a partita. Per rendimento realizzativo supera persino Riva, pur restando dietro nel totale. Tra tanti attaccanti, De Rossi occupa il dodicesimo posto con 21 gol. Paolo Rossi ne ha segnati venti, ma sei arrivarono nel solo Mondiale del 1982: tre al Brasile, due alla Polonia e uno alla Germania Ovest in finale. La classifica premia il totale; quel torneo spiega perché Rossi occupi un posto così importante nella memoria dei tifosi. IL MIGLIOR MARCATORE DELLA NAZIONALE ITALIANA: GIGI RIVA Il miglior marcatore della nazionale italiana è ancora Gigi Riva. Trentacinque gol in quarantadue partite, tra il 1965 e il 1974: per batterlo non bastano una stagione felice o un grande torneo. Serve una continuità sotto porta che nessun azzurro, dopo di lui, ha mantenuto fino a quella soglia. Il sinistro di Riva non era soltanto potente. Poteva arrivare dopo uno scatto, un controllo rapido o un pallone attaccato prima del difensore. È così che Rombo di Tuono diventò un riferimento dell’Italia, oltre che l’uomo dello scudetto del Cagliari. Due gol aiutano a capire quanto pesassero le sue reti. Nella ripetizione della finale degli Europei del 1968 sblocca la partita contro la Jugoslavia: gli azzurri vincono 2-0 e conquistano il loro primo titolo continentale. Due anni dopo firma il provvisorio 3-2 sulla Germania Ovest nella semifinale mondiale del 1970, quella che l’Italia vincerà 4-3 dopo i supplementari. Da allora sono arrivati centravanti come Vieri, Inzaghi, Toni e Immobile. Nessuno è riuscito a raccogliere quell’eredità numerica. Il capocannoniere della nazionale italiana resta Riva: il primo obiettivo per chi vuole raggiungerlo è entrare nel gruppo dei trenta, dove l’ultimo arrivato è ancora Piola. I MARCATORI IN ATTIVITÀ Tra i marcatori in attività, Moise Kean è a quota 13 reti e Giacomo Raspadori a undici. Per Kean l’ingresso nelle prime venti posizioni è a due gol: a quindici troverebbe Colaussi, Libonatti e Schiavio. Per entrambi, avvicinare quella zona della classifica è un obiettivo molto più prossimo del primato di Riva. Anche il centrocampo contribuisce: Barella conta dieci gol e Davide Frattesi nove. La rete segnata da Frattesi a Bursa, nella vittoria del 28 settembre 2026 contro la Turchia, nasce da un inserimento senza palla: un esempio concreto di come un centrocampista possa arrivare alla conclusione anche senza occupare stabilmente l’area. Tra i più giovani si fa largo Francesco Pio Esposito, con sette gol. Ha segnato in entrambe le sfide dell’ultima finestra contro la Turchia, prima a Bursa e poi a Bologna. Nel 3-1 del 5 ottobre è entrato dalla panchina e ha chiuso la partita nel finale: un’altra rete aggiunta a un percorso azzurro ancora agli inizi. I CAPITANI DELLA NAZIONALE ITALIANA Oggi il capitano della Nazionale italiana è Gianluigi Donnarumma. Prima di lui, la fascia è passata da portieri, difensori e attaccanti. Alcuni capitani sono rimasti legati a un’intera generazione; altri a una singola immagine, come la Coppa del Mondo sollevata davanti ai compagni. * Gianpiero Combi e Giuseppe Meazza guidarono da capitani le squadre campioni del mondo nel 1934 e nel 1938. Combi era un portiere, Meazza un attaccante. * Giacinto Facchetti e Dino Zoff portarono la fascia nei trionfi del 1968 e del 1982. Zoff diventò campione del mondo a quarant’anni, ancora titolare tra i pali. * Giuseppe Bergomi, Franco Baresi e Paolo Maldini furono i capitani delle edizioni mondiali dal 1990 al 2002. Baresi rientrò dopo un’operazione al ginocchio per disputare la finale del 1994. * Fabio Cannavaro e Gianluigi Buffon segnarono il ciclo successivo. Cannavaro alzò la Coppa del Mondo a Berlino; Buffon stabilì il record di partite con la fascia. * Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci e Gianluigi Donnarumma rappresentano il passaggio più recente. Chiellini sollevò il trofeo europeo a Wembley; dopo Bonucci e il passaggio della fascia anche a Ciro Immobile, il riferimento è diventato Donnarumma. Il primato tra i capitani della nazionale italiana appartiene a Buffon: 80 partite, una più di Cannavaro. Maldini segue a 74. Baresi ne ha disputate meno, ma la sua finale contro il Brasile resta una delle prove più ricordate di un capitano azzurro: centoventi minuti in campo dopo l’infortunio, prima del rigore sbagliato. Nel profilo di Franco Baresi, il capitano del Milan [https://chirurgodelbet.com/news/franco-baresi-gli-episodi-della-carriera-del-leggendario-capitano-del-milan/], quella giornata conserva tutto il suo peso, anche senza una coppa da alzare. ALTRI RECORD AZZURRI L’ESORDIENTE PIÙ GIOVANE: RENZO DE VECCHI Il record appartiene a Renzo De Vecchi, che debuttò contro l’Ungheria il 26 maggio 1910, a 16 anni e 112 giorni. La nazionale italiana aveva giocato la sua prima partita appena undici giorni prima. Il difensore entrò quindi in azzurro quando la storia della selezione era appena cominciata: più di un secolo dopo, nessuno ha esordito a un’età inferiore. IL GIOCATORE PIÙ ANZIANO: DINO ZOFF All’estremo opposto c’è Dino Zoff, in campo contro la Svezia il 29 maggio 1983 a 41 anni. Non si trattò di una presenza celebrativa: fu la sua ultima partita di qualificazione europea e l’ultima delle 112 in azzurro. L’anno precedente aveva vinto il Mondiale in Spagna da capitano, mantenendo il posto da titolare per tutto il torneo. CHI HA GIOCATO PIÙ MONDIALI CON L’ITALIA? Buffon è stato convocato per cinque fasi finali, dal 1998 al 2014, ma in Francia rimase in panchina. Le edizioni nelle quali è effettivamente sceso in campo sono quindi quattro: lo stesso numero di Gianni Rivera, Giuseppe Bergomi, Paolo Maldini e Fabio Cannavaro. Per le singole partite, invece, il record italiano è di Paolo Maldini, con 23 presenze ai Mondiali. Cominciò a Italia 1990 e chiuse nel 2002, dopo aver disputato tutte le gare degli azzurri in quelle quattro edizioni. Le qualificazioni non rientrano in questo conteggio. DOMANDE FREQUENTI Chi ha più presenze nella Nazionale italiana? Gianluigi Buffon, con 176 presenze tra il 1997 e il 2018. Alle sue spalle ci sono Fabio Cannavaro con 136 e Paolo Maldini con 126. Nessun altro azzurro ha raggiunto le 150 partite. Chi è il miglior marcatore della Nazionale italiana? Gigi Riva, con 35 gol in 42 incontri. Seguono Giuseppe Meazza a 33 e Silvio Piola a trenta. La graduatoria comprende le reti segnate sia nelle competizioni sia nelle amichevoli riconosciute della nazionale maggiore. Quante presenze ha Donnarumma in nazionale? Donnarumma ha 87 presenze, aggiornate al 19 ottobre 2026, dopo Italia-Turchia del 5 ottobre. È dodicesimo nella classifica storica e primo tra i calciatori ancora in attività. Gli mancano tredici partite per arrivare a cento. Chi è il capitano della Nazionale italiana? Il capitano è Gianluigi Donnarumma. Il record di partite disputate con la fascia appartiene invece a Gianluigi Buffon, con ottanta, davanti a Fabio Cannavaro con 79 e Paolo Maldini con 74.

Fuorigioco: la regola spiegata in modo semplice e come è cambiata nel tempo Il pallone entra in rete, l’attaccante corre verso la curva, ma un fischio per fuorigioco interrompe l’esultanza. A decidere la validità del gol è la posizione della punta al momento del passaggio, qualche secondo prima del tiro. Su quel tempismo lavorano attaccanti e difensori: gli uni cercano spazio alle spalle della linea, gli altri provano a chiuderlo salendo insieme. La regola impedisce di partecipare all’azione partendo da una posizione troppo avanzata rispetto al pallone e agli avversari. Presente fin dal 1863, è stata modificata più volte e oggi viene applicata anche con l’aiuto della tecnologia. COS’È IL FUORIGIOCO NEL CALCIO: LA REGOLA 11 Un giocatore si trova in posizione di fuorigioco quando una parte valida del corpo è nella metà campo avversaria e più vicina alla linea di porta sia del pallone sia del penultimo avversario. Per essere sanzionato deve poi partecipare attivamente all’azione. Il riferimento è il penultimo avversario, non necessariamente un difensore. Di solito il portiere è il giocatore più vicino alla porta, ma può trovarsi fuori dai pali: in quel caso bisogna contare gli altri calciatori rimasti alle sue spalle. Un esempio aiuta. Un centrocampista serve una punta che, al momento del passaggio, è oltre il penultimo avversario e davanti al pallone. Se la punta riceve il passaggio, commette fuorigioco. Se invece parte in linea e supera il difensore durante la corsa, può arrivare da sola davanti al portiere: la posizione al momento della ricezione non rende irregolare l’azione. [file:///C:/Users/fraca/AppData/Local/Temp/lu12200a6xlxj.tmp/lu12200a6xly1_tmp_2f210a32.png] Conta anche il pallone. Due attaccanti possono superare tutta la difesa e scambiarsi un passaggio regolare, purché chi lo riceve sia in linea con la palla o dietro di essa nell’istante del tocco del compagno. QUANDO SI FISCHIA IL FUORIGIOCO Per capire come funziona il fuorigioco servono due verifiche: la posizione iniziale e la successiva partecipazione al gioco. L’arbitro punisce l’infrazione con un calcio di punizione indiretto nel punto in cui il giocatore interviene, anche se nel frattempo è rientrato nella propria metà campo. Per individuare l’istante del passaggio si considera il primo contatto del compagno con il pallone. C’è un’eccezione per il lancio con le mani del portiere: conta l’ultimo contatto, cioè il momento in cui lascia la palla. POSIZIONE DI FUORIGIOCO: QUALI PARTI DEL CORPO CONTANO Contano testa, tronco, gambe e piedi, comprese le spalle nella parte con cui è consentito segnare. Mani e braccia sono escluse per tutti, portieri compresi. Il limite superiore del braccio coincide con la parte inferiore dell’ascella. Un piede o una porzione di testa oltre la linea possono quindi determinare una posizione irregolare. Un braccio proteso in avanti, da solo, no. Essere in linea con il penultimo avversario è regolare: non occorre rimanere qualche centimetro più indietro. FUORIGIOCO ATTIVO E PASSIVO Il fuorigioco attivo si verifica quando un calciatore partito da posizione irregolare tocca il pallone oppure interferisce con un avversario. Può accadere anche senza contatto con la palla: per esempio, se copre chiaramente la visuale del portiere su un tiro, contende il pallone a un difensore o tenta di giocarlo da vicino influenzando l’intervento avversario. Si parla invece di fuorigioco passivo quando il giocatore resta estraneo all’azione. Una punta oltre la linea difensiva, lontana dalla traiettoria del tiro e senza effetti sugli avversari, non rende automaticamente irregolare il gol di un compagno. [file:///C:/Users/fraca/AppData/Local/Temp/lu12200a6xlxj.tmp/lu12200a6xly1_tmp_1718ed31.png] Una respinta non cancella necessariamente il fuorigioco. Se la punta era in posizione irregolare sul tiro del compagno e raccoglie il pallone dopo un palo, una parata o una semplice deviazione del difensore, viene sanzionata. Diversa è una giocata deliberata dell’avversario: se il difensore dispone del controllo e della possibilità di passare o rinviare, il suo intervento può rendere giocabile il pallone anche quando sbaglia l’esecuzione. Resta escluso il salvataggio di un tiro diretto in porta o molto vicino alla porta. Per questo un tocco difensivo, preso da solo, non basta a decidere. QUANDO NON C’È FUORIGIOCO: LE ECCEZIONI Il regolamento del calcio esclude il fuorigioco quando il pallone arriva direttamente da tre riprese: * Rimessa laterale. * Rimessa dal fondo. * Calcio d’angolo. La parola decisiva è direttamente. Su un corner corto, il primo destinatario può ricevere senza essere sanzionato; sul successivo passaggio, anche verso il battitore, tornano a valere le condizioni ordinarie. Non si parte da una posizione di fuorigioco nella propria metà campo: la linea di metà campo è esclusa dalla metà avversaria. Bisogna però guardare la posizione al momento del tocco del compagno. Rientrare per ricevere il pallone non cancella una posizione irregolare precedente. SUL RILANCIO DEL PORTIERE C’È FUORIGIOCO? Sì, quando il portiere rilancia durante il gioco, con un calcio dalle mani, da terra o con un lancio delle mani. Il compagno oltre la metà campo deve rispettare la regola del fuorigioco come su qualsiasi altro passaggio. Non c’è invece fuorigioco sulla ricezione diretta di una rimessa dal fondo, assegnata dopo l’uscita del pallone oltre la linea di porta. La differenza dipende dalla ripresa di gioco, non dal ruolo di chi calcia. Anche una punizione battuta dal portiere può mettere un compagno in fuorigioco. COME È CAMBIATA LA REGOLA DEL FUORIGIOCO NEL TEMPO La regola ha accompagnato l’evoluzione del calcio, modificando gli spazi disponibili per attaccare e il modo di difendere. Le tappe principali mostrano anche la differenza tra una riforma del gioco e una tecnologia che aiuta ad applicarne le norme. Anno Cosa cambia 1863 Fuori gioco chi è davanti al pallone. 1866 Passaggio in avanti ammesso con tre avversari oltre il destinatario. 1925 Gli avversari necessari scendono da tre a due. 1990 In linea con il penultimo avversario è regolare. 2005 Precisazioni su partecipazione attiva e parti del corpo. 2023 Fuorigioco semiautomatico in Serie A dal 27 gennaio. 2026 Test della proposta Wenger nella Canadian Premier League. LE ORIGINI: LA REGOLA DEL 1863 Nel 1863 la Football Association fissò a Londra le prime regole del calcio associativo. Il fuorigioco era molto più severo di quello attuale: chi si trovava davanti al pallone giocato da un compagno era fuori gioco. La costruzione dell’azione lasciava quindi pochissimo spazio ai passaggi in avanti verso un altro attaccante. Nel 1866 arrivò una prima apertura: il destinatario poteva trovarsi davanti al pallone se almeno tre avversari lo separavano dalla loro linea di porta. Il passaggio in profondità diventava così una soluzione praticabile, pur con un vincolo ancora molto rigido rispetto al calcio moderno. DAI TRE AI DUE DIFENSORI: LA RIFORMA DEL 1925 Nel 1925 il numero degli avversari necessari per tenere in gioco l’attaccante scese da tre a due. Nel conteggio rientrava anche il portiere: da qui nasce il riferimento al penultimo avversario che conosciamo oggi. Per gli attaccanti aumentava lo spazio utile alle spalle della difesa. La modifica incideva anche sul rischio della trappola del fuorigioco. Con la vecchia regola poteva restare un difensore arretrato insieme al portiere e l’attaccante risultare comunque irregolare. Con la nuova soglia, quei due avversari erano sufficienti a tenerlo in gioco: salire male diventava molto più pericoloso. 1990: IN LINEA NON È FUORIGIOCO Nel 1990 l’IFAB stabilì che un attaccante in linea con il penultimo avversario fosse in posizione regolare. La modifica favoriva chi cercava la profondità e rendeva ancora più delicato il coordinamento della difesa: per mettere fuori gioco una punta bisognava lasciarla effettivamente oltre la linea. È anche il periodo del Milan di Arrigo Sacchi, tra gli allenatori della Nazionale che hanno segnato il calcio italiano. Nella sua difesa a zona, la salita collettiva accorciava il campo e cercava di cogliere gli attaccanti in fuorigioco. Bastava però un compagno rimasto indietro per rendere regolare il loro scatto. GLI ANNI 2000 E IL FUORIGIOCO PASSIVO Il fuorigioco passivo non nasce da zero negli anni Duemila. La distinzione tra posizione e partecipazione all’azione era già presente nei regolamenti precedenti. In quel periodo, però, vengono precisati i criteri per capire quando un calciatore debba essere punito. Nel 2005 le indicazioni chiariscono il significato di interferire con il gioco, interferire con un avversario e trarre vantaggio dalla posizione. Vengono inoltre definite le parti del corpo rilevanti. Per l’assistente diventa centrale seguire lo sviluppo dell’azione: la sola presenza di una punta oltre la linea non è una ragione sufficiente per alzare la bandierina. VAR E FUORIGIOCO SEMIAUTOMATICO Il VAR permette di verificare una posizione di fuorigioco nell’ambito degli episodi previsti dal protocollo, a partire dalle azioni che portano a un gol. Il fuorigioco semiautomatico aggiunge un sistema di tracciamento del pallone e dei giocatori, utile a ricostruire più rapidamente le posizioni e il momento del passaggio. In Serie A è stato introdotto il 27 gennaio 2023, dalla ventesima giornata, dopo l’impiego nella Supercoppa italiana. La tecnologia assiste gli ufficiali di gara, ma non cambia la Regola 11. Restano da valutare gli aspetti interpretativi, come l’interferenza sul portiere o la natura di una giocata difensiva. LA NUOVA REGOLA DEL FUORIGIOCO: LA LEGGE WENGER E IL RITORNO DELLA LUCE La nuova regola del fuorigioco associata ad Arsène Wenger mira a concedere più margine agli attaccanti. Nel criterio sperimentale, il giocatore sarebbe in posizione irregolare soltanto con tutte le parti del corpo valide per segnare oltre sia il pallone sia il penultimo avversario, nella metà campo avversaria. Se una di queste parti restasse in linea con il penultimo avversario, la posizione sarebbe regolare. Un esempio: la punta corre con testa e busto oltre il difensore, ma il piede arretrato è ancora in linea. Con il regolamento ordinario può essere in fuorigioco; con la proposta Wenger resta in gioco. La luce indica la separazione completa fra le parti del corpo rilevanti dei due giocatori. Ad oggi la proposta non ha sostituito la regola generale. L’assemblea IFAB del 28 febbraio 2026 ha approvato misure contro le perdite di tempo e modifiche al protocollo VAR, confermando la prosecuzione dei test sul fuorigioco. Dal 4 aprile 2026 la Canadian Premier League ospita una sperimentazione ufficiale con la FIFA. In Italia erano già stati svolti test nel campionato Under 18. In Serie A continua quindi a valere il criterio ordinario: può bastare una parte valida del corpo oltre la linea. L’espressione ritorno della luce descrive l’idea di una separazione visibile, ma non significa che si stia ripristinando una precedente regola universale identica. L’effetto sulle difese e sulle occasioni da gol è proprio ciò che le sperimentazioni devono misurare. Le norme del calcio riguardano anche ciò che accade fuori dal campo. Il fair play finanziario, per esempio, disciplina la sostenibilità economica dei club: un ambito diverso dalle decisioni arbitrali, ma altrettanto importante per capire il funzionamento delle competizioni. DOMANDE FREQUENTI C’è fuorigioco su rimessa laterale? No, se il giocatore riceve direttamente dalla rimessa. Se il pallone viene poi giocato o toccato da un altro compagno, la posizione deve essere valutata nuovamente secondo la regola ordinaria. Il braccio conta per il fuorigioco? No. Mani e braccia non contano, mentre testa, tronco, gambe e piedi possono determinare una posizione irregolare. Il riferimento per separare braccio e spalla è la parte inferiore dell’ascella. Un passaggio all’indietro esclude sempre il fuorigioco? No. Conta dove si trova il destinatario rispetto al pallone e al penultimo avversario nell’istante del tocco. Un giocatore inizialmente oltre entrambi può commettere fuorigioco anche tornando indietro a raccogliere la palla. Perché l’assistente aspetta prima di alzare la bandierina? Nelle gare con VAR, su una situazione dubbia e un’immediata occasione da gol l’assistente può ritardare la segnalazione. Serve a lasciare terminare l’azione, consentendo la verifica senza interrompere una possibile rete regolare.