
Aurelio De Laurentiis ripercorre i suoi 22 anni da patron del Napoli. L'imprenditore cinematografico è stato ospite di un forum a Roma, organizzato da Ambrosetti. Il suo excursus serve anche per porre l'accento sulle sue qualità: "Siamo qui a discutere di come un imprenditore deve operare in un mondo che cambia sempre più velocemente. Ora sul telefono o sulla TV, ha a disposizione di tutto, mentre sta seduto comodamente sul divano. È da qui che dobbiamo partire. Il calcio l’ho conosciuto poco più di vent’anni fa, quando nel 2004 ho comprato il Napoli. Per anni abbiamo ragionato così: faccio un bel film e la gente viene; metto insieme una grande squadra e la gente mi segue. Oggi non possiamo più darlo per scontato. Quando produco un film non competo soltanto con gli altri film ma competo con Netflix. E quando gioca il Napoli succede esattamente la stessa cosa. Sul campo dobbiamo battere l’Inter, la Juventus, il Milan".
Poi De Laurentiis ha parlato nello specifico della sua gestione del Napoli. Un club che con lui è ripartito dalla Serie C. Nel giro di pochi anni, però, ha riconquistato il calcio che conta: "Quando ho comprato il Napoli, non dovevo convincere la gente ad amare quella squadra. Dovevo capire come fosse possibile che una società con un pubblico del genere fosse fallita. E fare in modo che non succedesse più. Siamo ripartiti dalla Serie C1. Nel 2007 eravamo in Serie A. Poi siamo arrivati stabilmente in Europa, in Champions League, fino agli scudetti del 2023 e del 2025. Quella passione non l’ho creata io".
Dunque De Laurentiis ha potuto occuparsi solamente della rinascita del club e del brand. A Napoli la passione non è mai mancata da parte dei tifosi. Dunque è stato tutto un po' più semplice: "Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare. Perché la passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore. Un film che costa cento milioni non è necessariamente migliore di un film che ne costa dieci. E un calciatore che costa cento milioni non è necessariamente dieci volte più bravo di uno che costa dieci".
Uno dei temi più caldi attorno al Napoli è quello che riguarda lo stadio. La corsa contro il tempo per Euro 2032 è ufficialmente iniziata. De Laurentiis fa capire cosa serve per un impianto all'altezza: "Lo stadio non è semplicemente un campo con delle tribune intorno. Lo stadio è parte dello spettacolo. Deve essere bello, comodo, tecnologico. Deve avere ristoranti, negozi, servizi. Un posto dove una famiglia abbia piacere di passare alcune ore. Perché se io chiedo a una persona di uscire di casa, prendere la macchina, trovare parcheggio, spendere dei soldi e dedicarmi quattro o cinque ore della propria giornata, devo darle qualcosa in cambio. Non posso dirle: tu sei tifoso, quindi devi venire. No. Io devo meritarmi il suo tempo".
In questo senso, l'Italia e l'Europa devono cambiare. Secondo De Laurentiis, ci si deve adeguare a quanto accade negli Stati Uniti. Sport e spettacolo, comfort e visione. Tutti aspetti legati tra loro: "Il calcio europeo deve imparare dalla cultura americana dello sport. Non dobbiamo copiarne il modello. Abbiamo una storia diversa, competizioni diverse, un rapporto con il territorio che in Europa è unico. Ma dobbiamo imparare dalla loro mentalità. Lo stadio deve essere un’esperienza. Guardate che cosa fanno le leghe americane. Nba, Nfl, Mlb: sono macchine commerciali enormi. Lavorano sul prodotto, sulla distribuzione, sugli sponsor, sui mercati internazionali. Fanno conoscere i campioni. Sono al servizio delle squadre. Creano valore. E tutto questo dove va a finire? Nei ricavi delle società e nel valore delle franchigie".