
Fuorigioco: la regola spiegata in modo semplice e come è cambiata nel tempo
Il pallone entra in rete, l’attaccante corre verso la curva, ma un fischio per fuorigioco interrompe l’esultanza. A decidere la validità del gol è la posizione della punta al momento del passaggio, qualche secondo prima del tiro. Su quel tempismo lavorano attaccanti e difensori: gli uni cercano spazio alle spalle della linea, gli altri provano a chiuderlo salendo insieme. La regola impedisce di partecipare all’azione partendo da una posizione troppo avanzata rispetto al pallone e agli avversari. Presente fin dal 1863, è stata modificata più volte e oggi viene applicata anche con l’aiuto della tecnologia.
Un giocatore si trova in posizione di fuorigioco quando una parte valida del corpo è nella metà campo avversaria e più vicina alla linea di porta sia del pallone sia del penultimo avversario. Per essere sanzionato deve poi partecipare attivamente all’azione.
Il riferimento è il penultimo avversario, non necessariamente un difensore. Di solito il portiere è il giocatore più vicino alla porta, ma può trovarsi fuori dai pali: in quel caso bisogna contare gli altri calciatori rimasti alle sue spalle.
Un esempio aiuta. Un centrocampista serve una punta che, al momento del passaggio, è oltre il penultimo avversario e davanti al pallone. Se la punta riceve il passaggio, commette fuorigioco. Se invece parte in linea e supera il difensore durante la corsa, può arrivare da sola davanti al portiere: la posizione al momento della ricezione non rende irregolare l’azione.
Conta anche il pallone. Due attaccanti possono superare tutta la difesa e scambiarsi un passaggio regolare, purché chi lo riceve sia in linea con la palla o dietro di essa nell’istante del tocco del compagno.
Per capire come funziona il fuorigioco servono due verifiche: la posizione iniziale e la successiva partecipazione al gioco. L’arbitro punisce l’infrazione con un calcio di punizione indiretto nel punto in cui il giocatore interviene, anche se nel frattempo è rientrato nella propria metà campo.
Per individuare l’istante del passaggio si considera il primo contatto del compagno con il pallone. C’è un’eccezione per il lancio con le mani del portiere: conta l’ultimo contatto, cioè il momento in cui lascia la palla.
Contano testa, tronco, gambe e piedi, comprese le spalle nella parte con cui è consentito segnare. Mani e braccia sono escluse per tutti, portieri compresi. Il limite superiore del braccio coincide con la parte inferiore dell’ascella.
Un piede o una porzione di testa oltre la linea possono quindi determinare una posizione irregolare. Un braccio proteso in avanti, da solo, no. Essere in linea con il penultimo avversario è regolare: non occorre rimanere qualche centimetro più indietro.
Il fuorigioco attivo si verifica quando un calciatore partito da posizione irregolare tocca il pallone oppure interferisce con un avversario. Può accadere anche senza contatto con la palla: per esempio, se copre chiaramente la visuale del portiere su un tiro, contende il pallone a un difensore o tenta di giocarlo da vicino influenzando l’intervento avversario.
Si parla invece di fuorigioco passivo quando il giocatore resta estraneo all’azione. Una punta oltre la linea difensiva, lontana dalla traiettoria del tiro e senza effetti sugli avversari, non rende automaticamente irregolare il gol di un compagno.
Una respinta non cancella necessariamente il fuorigioco. Se la punta era in posizione irregolare sul tiro del compagno e raccoglie il pallone dopo un palo, una parata o una semplice deviazione del difensore, viene sanzionata.
Diversa è una giocata deliberata dell’avversario: se il difensore dispone del controllo e della possibilità di passare o rinviare, il suo intervento può rendere giocabile il pallone anche quando sbaglia l’esecuzione. Resta escluso il salvataggio di un tiro diretto in porta o molto vicino alla porta. Per questo un tocco difensivo, preso da solo, non basta a decidere.
Il regolamento del calcio esclude il fuorigioco quando il pallone arriva direttamente da tre riprese:
Rimessa laterale.
Rimessa dal fondo.
Calcio d’angolo.
La parola decisiva è direttamente. Su un corner corto, il primo destinatario può ricevere senza essere sanzionato; sul successivo passaggio, anche verso il battitore, tornano a valere le condizioni ordinarie.
Non si parte da una posizione di fuorigioco nella propria metà campo: la linea di metà campo è esclusa dalla metà avversaria. Bisogna però guardare la posizione al momento del tocco del compagno. Rientrare per ricevere il pallone non cancella una posizione irregolare precedente.
Sì, quando il portiere rilancia durante il gioco, con un calcio dalle mani, da terra o con un lancio delle mani. Il compagno oltre la metà campo deve rispettare la regola del fuorigioco come su qualsiasi altro passaggio.
Non c’è invece fuorigioco sulla ricezione diretta di una rimessa dal fondo, assegnata dopo l’uscita del pallone oltre la linea di porta. La differenza dipende dalla ripresa di gioco, non dal ruolo di chi calcia. Anche una punizione battuta dal portiere può mettere un compagno in fuorigioco.
La regola ha accompagnato l’evoluzione del calcio, modificando gli spazi disponibili per attaccare e il modo di difendere. Le tappe principali mostrano anche la differenza tra una riforma del gioco e una tecnologia che aiuta ad applicarne le norme.
Anno |
Cosa cambia |
1863 |
Fuori gioco chi è davanti al pallone. |
1866 |
Passaggio in avanti ammesso con tre avversari oltre il destinatario. |
1925 |
Gli avversari necessari scendono da tre a due. |
1990 |
In linea con il penultimo avversario è regolare. |
2005 |
Precisazioni su partecipazione attiva e parti del corpo. |
2023 |
Fuorigioco semiautomatico in Serie A dal 27 gennaio. |
2026 |
Test della proposta Wenger nella Canadian Premier League. |
Nel 1863 la Football Association fissò a Londra le prime regole del calcio associativo. Il fuorigioco era molto più severo di quello attuale: chi si trovava davanti al pallone giocato da un compagno era fuori gioco. La costruzione dell’azione lasciava quindi pochissimo spazio ai passaggi in avanti verso un altro attaccante.
Nel 1866 arrivò una prima apertura: il destinatario poteva trovarsi davanti al pallone se almeno tre avversari lo separavano dalla loro linea di porta. Il passaggio in profondità diventava così una soluzione praticabile, pur con un vincolo ancora molto rigido rispetto al calcio moderno.
Nel 1925 il numero degli avversari necessari per tenere in gioco l’attaccante scese da tre a due. Nel conteggio rientrava anche il portiere: da qui nasce il riferimento al penultimo avversario che conosciamo oggi. Per gli attaccanti aumentava lo spazio utile alle spalle della difesa.
La modifica incideva anche sul rischio della trappola del fuorigioco. Con la vecchia regola poteva restare un difensore arretrato insieme al portiere e l’attaccante risultare comunque irregolare. Con la nuova soglia, quei due avversari erano sufficienti a tenerlo in gioco: salire male diventava molto più pericoloso.
Nel 1990 l’IFAB stabilì che un attaccante in linea con il penultimo avversario fosse in posizione regolare. La modifica favoriva chi cercava la profondità e rendeva ancora più delicato il coordinamento della difesa: per mettere fuori gioco una punta bisognava lasciarla effettivamente oltre la linea.
È anche il periodo del Milan di Arrigo Sacchi, tra gli allenatori della Nazionale che hanno segnato il calcio italiano. Nella sua difesa a zona, la salita collettiva accorciava il campo e cercava di cogliere gli attaccanti in fuorigioco. Bastava però un compagno rimasto indietro per rendere regolare il loro scatto.
Il fuorigioco passivo non nasce da zero negli anni Duemila. La distinzione tra posizione e partecipazione all’azione era già presente nei regolamenti precedenti. In quel periodo, però, vengono precisati i criteri per capire quando un calciatore debba essere punito.
Nel 2005 le indicazioni chiariscono il significato di interferire con il gioco, interferire con un avversario e trarre vantaggio dalla posizione. Vengono inoltre definite le parti del corpo rilevanti. Per l’assistente diventa centrale seguire lo sviluppo dell’azione: la sola presenza di una punta oltre la linea non è una ragione sufficiente per alzare la bandierina.
Il VAR permette di verificare una posizione di fuorigioco nell’ambito degli episodi previsti dal protocollo, a partire dalle azioni che portano a un gol. Il fuorigioco semiautomatico aggiunge un sistema di tracciamento del pallone e dei giocatori, utile a ricostruire più rapidamente le posizioni e il momento del passaggio.
In Serie A è stato introdotto il 27 gennaio 2023, dalla ventesima giornata, dopo l’impiego nella Supercoppa italiana. La tecnologia assiste gli ufficiali di gara, ma non cambia la Regola 11. Restano da valutare gli aspetti interpretativi, come l’interferenza sul portiere o la natura di una giocata difensiva.
La nuova regola del fuorigioco associata ad Arsène Wenger mira a concedere più margine agli attaccanti. Nel criterio sperimentale, il giocatore sarebbe in posizione irregolare soltanto con tutte le parti del corpo valide per segnare oltre sia il pallone sia il penultimo avversario, nella metà campo avversaria. Se una di queste parti restasse in linea con il penultimo avversario, la posizione sarebbe regolare.
Un esempio: la punta corre con testa e busto oltre il difensore, ma il piede arretrato è ancora in linea. Con il regolamento ordinario può essere in fuorigioco; con la proposta Wenger resta in gioco. La luce indica la separazione completa fra le parti del corpo rilevanti dei due giocatori.
Ad oggi la proposta non ha sostituito la regola generale. L’assemblea IFAB del 28 febbraio 2026 ha approvato misure contro le perdite di tempo e modifiche al protocollo VAR, confermando la prosecuzione dei test sul fuorigioco. Dal 4 aprile 2026 la Canadian Premier League ospita una sperimentazione ufficiale con la FIFA. In Italia erano già stati svolti test nel campionato Under 18.
In Serie A continua quindi a valere il criterio ordinario: può bastare una parte valida del corpo oltre la linea. L’espressione ritorno della luce descrive l’idea di una separazione visibile, ma non significa che si stia ripristinando una precedente regola universale identica. L’effetto sulle difese e sulle occasioni da gol è proprio ciò che le sperimentazioni devono misurare.
Le norme del calcio riguardano anche ciò che accade fuori dal campo. Il fair play finanziario, per esempio, disciplina la sostenibilità economica dei club: un ambito diverso dalle decisioni arbitrali, ma altrettanto importante per capire il funzionamento delle competizioni.
C’è fuorigioco su rimessa laterale?
No, se il giocatore riceve direttamente dalla rimessa. Se il pallone viene poi giocato o toccato da un altro compagno, la posizione deve essere valutata nuovamente secondo la regola ordinaria.
Il braccio conta per il fuorigioco?
No. Mani e braccia non contano, mentre testa, tronco, gambe e piedi possono determinare una posizione irregolare. Il riferimento per separare braccio e spalla è la parte inferiore dell’ascella.
Un passaggio all’indietro esclude sempre il fuorigioco?
No. Conta dove si trova il destinatario rispetto al pallone e al penultimo avversario nell’istante del tocco. Un giocatore inizialmente oltre entrambi può commettere fuorigioco anche tornando indietro a raccogliere la palla.
Perché l’assistente aspetta prima di alzare la bandierina?
Nelle gare con VAR, su una situazione dubbia e un’immediata occasione da gol l’assistente può ritardare la segnalazione. Serve a lasciare terminare l’azione, consentendo la verifica senza interrompere una possibile rete regolare.