
Fair play finanziario: cos'è, come funziona e cosa rischiano le squadre italiane
Il fair play finanziario pesa sulle trattative di mercato quanto la disponibilità economica di un proprietario. È il sistema di regole UEFA che lega le spese dei club alle risorse generate, per evitare squilibri duraturi. Nel 2026 il tema resta centrale: la Juventus ha firmato un nuovo accordo, la Roma ha ricevuto altre sanzioni e l’Inter è uscita dal precedente piano di rientro. Anche il Como, arrivato in Champions League, deve confrontarsi con i controlli europei. Dietro situazioni così diverse ci sono limiti precisi, che incidono su ingaggi, acquisti e partecipazione alle coppe.
Il fair play finanziario nasce nel 2010, quando la UEFA introduce un insieme di controlli per ridurre le perdite e rendere più solide le società. Il principio è evitare che un club sostenga stabilmente spese superiori alle proprie entrate, accumulando debiti o dipendendo continuamente dai versamenti del proprietario.
I ricavi di riferimento provengono, per esempio, da diritti televisivi, sponsor, biglietti e attività commerciali. Una società con entrate maggiori dispone quindi di margini di spesa più ampi. Il sistema non assegna lo stesso budget a tutte le squadre e non vieta qualsiasi perdita: stabilisce soglie, correzioni contabili e condizioni per coprirla.
I controlli UEFA riguardano i club che partecipano alle competizioni europee. Le regole nazionali restano un livello distinto e possono limitare il mercato anche di una squadra che non disputa le coppe.
Nel 2022 la UEFA ha approvato le regole di sostenibilità finanziaria, che hanno sostituito il vecchio FPF. La denominazione fair play finanziario continua però a essere quella più utilizzata nel dibattito sul calcio.
Il sistema attuale controlla tre aspetti: il pagamento puntuale degli impegni, il risultato economico e il costo della rosa. Una società deve quindi rispettare le scadenze verso altri club, dipendenti, autorità fiscali e UEFA, oltre a mantenere spese e perdite entro i parametri previsti.
Questo spiega perché una squadra possa rispettare il limite sugli ingaggi e ricevere ugualmente una sanzione: i controlli riguardano obblighi differenti, con periodi di osservazione diversi.
Nella stagione 2026/27 il limite UEFA sul costo della rosa è il 70%, già raggiunto nel 2025/26 dopo le soglie transitorie del 90% e dell’80%.
Lo squad cost ratio mette in rapporto i costi sportivi rilevanti con una base di ricavi corretta secondo il regolamento. Comprende retribuzioni, ammortamenti dei cartellini, componenti dei prestiti e compensi agli agenti. Il denominatore considera anche il risultato delle cessioni e altre voci relative ai trasferimenti: non coincide semplicemente con il fatturato pubblicato nel bilancio.
Se la base di calcolo è di 100 milioni, il tetto ordinario è di 70 milioni. Se un giocatore costa 30 milioni e firma per cinque anni, l’ammortamento è normalmente di 6 milioni annui, ai quali si aggiungono stipendio e altri oneri. Pagare il cartellino a rate riguarda invece le uscite di cassa.
Anche gli stipendi Serie A vanno letti distinguendo netto e costo per la società: nel parametro UEFA pesa la retribuzione lorda. Un acquisto a parametro zero, quindi, può comunque assorbire risorse rilevanti.
La football earnings rule valuta il risultato economico delle attività calcistiche su un periodo normalmente triennale. La perdita ammessa di base è di 5 milioni di euro complessivi. Può salire fino a 60 milioni se l’eccedenza è coperta da apporti o patrimonio netto riconosciuti dal regolamento.
Esiste un ulteriore margine fino a 10 milioni per ciascun esercizio, ma richiede condizioni aggiuntive: solidità finanziaria, assenza di determinate violazioni e nessun settlement agreement nel periodo interessato. Non è dunque una franchigia disponibile indistintamente a tutti.
Il risultato UEFA può differire dall’utile o dalla perdita del bilancio civilistico. Sono previste rettifiche e deduzioni per alcune spese, fra cui settore giovanile, calcio femminile e attività sociali, entro le condizioni stabilite. Per questo una perdita pubblicata nel bilancio non prova, da sola, una violazione.
La UEFA affida i controlli al CFCB, l’organo di controllo finanziario dei club. Le conseguenze dipendono dalla violazione, dalla sua entità e dagli eventuali precedenti. Possono comprendere multe, trattenute sui premi, limiti alle liste europee ed esclusione dalle competizioni.
Il settlement agreement è un accordo di rientro. Il club accetta obiettivi annuali, un traguardo finale e misure economiche o sportive. Una parte della multa può essere immediata, mentre un’altra diventa dovuta se gli impegni non vengono rispettati.
Pagare non consente quindi di ignorare le regole nelle stagioni successive. Il mancato rispetto dell’accordo può rendere più severe le restrizioni e portare all’esclusione. La Juventus, per esempio, è stata esclusa dalle competizioni UEFA 2023/24 dopo la violazione del precedente accordo.
Una limitazione alla Lista A europea va inoltre distinta dal blocco dei tesseramenti in Italia: può impedire di utilizzare un nuovo acquisto nelle coppe senza vietarne automaticamente l’impiego in campionato.
Il rapporto tra Juventus e fair play finanziario è entrato in una nuova fase il 30 giugno 2026. Il club ha sottoscritto un accordo triennale dopo il mancato rispetto della football earnings rule per gli esercizi 2022/23, 2023/24 e 2024/25.
La sanzione potenziale è di 20 milioni: 6 milioni non condizionati e altri 14 subordinati al mancato raggiungimento degli obiettivi. Il percorso riguarda gli esercizi che terminano nel 2026, 2027 e 2028, con verifica finale nella stagione UEFA 2028/29. Comprende anche condizioni per l’inserimento di nuovi calciatori nella lista europea.
La Juve ha invece dichiarato di avere rispettato lo squad cost ratio per il 2025. Il caso mostra quanto conti distinguere le due regole: contenere il costo della rosa non risolve automaticamente lo squilibrio economico accumulato nel triennio.
Per la Roma il fair play finanziario continua a incidere sulla programmazione. Nel comunicato del 17 giugno 2026 la UEFA ha disposto 6 milioni di sanzioni complessive: 2 milioni per il lieve superamento dell’obiettivo intermedio relativo all’esercizio chiuso nel 2025 e 4 milioni per il costo della rosa oltre il 70% nell’anno solare 2025.
La società è rimasta sotto settlement agreement. Sono due violazioni distinte, anche se entrambe riguardano la sostenibilità dei conti.
Resta inoltre aperto il capitolo dell’esercizio chiuso a giugno 2026. A ottobre il confronto con la UEFA riguarda il rischio di ulteriori misure economiche e sportive. L’eventuale esclusione dalle coppe 2027/28 rientra negli scenari discussi, ma al 20 ottobre 2026 non è una sanzione già annunciata ufficialmente.
La situazione dell’Inter sul fair play finanziario è diversa. Il 17 giugno 2026 la UEFA ha comunicato che il club ha raggiunto l’obiettivo finale ed è uscito dal settlement agreement. A luglio Giuseppe Marotta ha confermato il superamento di quella fase.
L’uscita chiude il percorso specifico di rientro, mentre proseguono i controlli ordinari. L’Inter deve ancora rispettare il limite sul costo della rosa, la regola sul risultato economico e le scadenze dei pagamenti. I margini per nuovi contratti dipendono quindi dall’evoluzione dei ricavi e dagli impegni già assunti.
Il caso del Como e del fair play finanziario nasce dalla rapidità della crescita sportiva e degli investimenti. Il quarto posto nel campionato 2025/26 ha portato il club in Champions League per la prima volta, facendo entrare i lariani nel monitoraggio europeo dalla stagione 2026/27.
La disponibilità della proprietà Hartono ha sostenuto gli acquisti, ma il patrimonio degli azionisti non coincide con i ricavi del club. Versare capitale può coprire perdite alle condizioni previste; non trasforma ogni investimento in una spesa automaticamente ammessa.
I primi controlli sul nuovo percorso europeo riguardano anche esercizi precedenti all’ingresso nelle coppe. Un eventuale accordo con la UEFA dipenderà dalla valutazione dei conti. Gli investimenti elevati non bastano, da soli, per dichiarare il Como irregolare o già esentato da possibili conseguenze.
Per la Lazio, il mercato bloccato è dipeso dai controlli nazionali. Le norme FIGC si applicano anche alle società che non partecipano alle coppe: qualificarsi in Europa non è il presupposto per doverle rispettare.
L’indice di liquidità nel calcio misura il rapporto fra attività e passività correnti, cioè le risorse disponibili a breve termine rispetto agli impegni in scadenza. Va distinto dall’indicatore del costo del lavoro allargato, che confronta costi del personale e ammortamenti con i ricavi secondo criteri federali.
Per la Serie A, dall’estate 2026 il limite di quest’ultimo indicatore è sceso da 0,8 a 0,7. Sono previste esclusioni dal numeratore per i costi e gli ammortamenti degli Under 23 selezionabili per le nazionali italiane.
La Lazio, dopo il blocco dell’estate 2025, ha comunicato il 12 giugno 2026 di poter operare nella sessione estiva a saldo zero, nel rispetto dell’articolo 90 delle NOIF. Nuovi tesseramenti erano quindi subordinati alle condizioni economiche previste per compensarli. Definire tutta la vicenda una sanzione UEFA sarebbe sbagliato: si tratta di regole, indicatori e autorità differenti.
Il processo al Manchester City riguarda le regole della Premier League e va distinto dai procedimenti UEFA. Il 29 settembre 2026 la lega inglese ha pubblicato la decisione della commissione indipendente, che ha accertato gravi violazioni finanziarie riferite al periodo 2009/10-2017/18 e diverse violazioni dell’obbligo di collaborazione.
Il City contesta le conclusioni e ha presentato ricorso, annunciandolo il 2 ottobre. Ad oggi la sanzione non è stata annunciata: penalizzazioni, retrocessione o altri provvedimenti non possono essere descritti come già applicati.
La vicenda accompagna una crescita sportiva culminata nel triplete del 2023. Anche il PSG ha conquistato il triplete, nel 2025: i risultati sul campo e il rispetto delle norme finanziarie restano valutazioni separate.
Il PSG è tra i club che il 17 giugno 2026 hanno concluso positivamente il settlement agreement. La UEFA ha riconosciuto il raggiungimento dell’obiettivo finale, chiudendo quel percorso di monitoraggio specifico.
Nel confronto tra le squadre più titolate al mondo, l’aumento dei trofei racconta i successi sportivi. Per valutare la sostenibilità servono invece ricavi, costi e risultati economici: nessun palmarès sostituisce questi controlli.
Il Chelsea permette di distinguere anche le violazioni contabili da quelle sui costi. Nel 2023 ha concordato con la UEFA un pagamento di 10 milioni per informazioni finanziarie incomplete relative a operazioni del periodo 2012-2019, segnalate dalla nuova proprietà.
Il 30 giugno 2026 è arrivata una sanzione distinta di 3 milioni per il superamento dello squad cost ratio nel 2025. Due milioni sono condizionati al futuro andamento del parametro. Ogni importo va quindi letto insieme alla contestazione e alle condizioni applicate.
È il sistema di regole UEFA che controlla la sostenibilità economica dei club nelle competizioni europee. Collega le spese alle risorse disponibili e impone limiti alle perdite, al costo della rosa e ai pagamenti scaduti.
Sì, ma dal 2022 il vecchio modello è stato sostituito dalle regole di sostenibilità finanziaria. Fair play finanziario resta il nome più usato per indicarle. Nel 2026/27 il limite UEFA sul costo della rosa è del 70%.
Può ricevere multe, restrizioni alle liste europee o l’esclusione dalle coppe. Un settlement agreement fissa un percorso di rientro, con obiettivi e ulteriori conseguenze se il club non li rispetta.
Può finanziare la società, ma i suoi versamenti non eliminano i vincoli UEFA. La copertura delle perdite deve rispettare condizioni precise, mentre il costo della rosa resta legato ai ricavi e alle altre voci ammesse dal regolamento.